13.05.2024 Icon

“Ciao Darwin”: i percorsi degli show televisivi non sono luoghi di lavoro

Tra i più noti casi della cronaca giudiziaria vi è la vicenda processuale riguardante un gravissimo infortunio avvenuto ai danni di un concorrente durante la nota trasmissione “Ciao Darwin”.

Nello specifico, il concorrente era stato chiamato durante il programma a svolgere un percorso ad ostacoli formato da rulli. Tuttavia, questi non completava il percorso, cadendo nella vasca sottostante (risultata essere profonda poco più di un metro, avente fondo rigido e tale quindi da non garantire la salute dei concorrenti in caso di caduta). La caduta cagionava al concorrente una tetraplegia.

La Procura di Roma rinviava quindi a giudizio 4 persone, cui era stato contestato – tra le varie ipotesi di reato – il delitto di lesioni colpose con violazione della normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Con l’atto di esercizio dell’azione penale, infatti, il P.M. romano aveva qualificato la persona offesa – concorrente dello show televisivo – quale lavoratore occasionale dello spettacolo e aveva ritenuto che la vasca potesse qualificarsi come “luogo di lavoro”, ritenendo così integrata l’aggravante disciplinata dall’art. 590, comma 3 c.p.

Il Tribunale di Roma, tuttavia, riteneva che il fatto non integrasse una violazione delle norme volte a prevenire gli infortuni in ambito lavorativo poiché la vasca in cui era avvenuto l’incidente non poteva qualificarsi come “luogo di lavoro”, ma era solo una struttura costruita a scopo ludico e destinata all’utilizzo esclusivo dei concorrenti del programma (e non, quindi, ai lavoratori dello stesso).

Di conseguenza, il Giudice di prime cure – previa esclusione dell’aggravante di cui al comma 3 – dichiarava il delitto di lesioni colpose estinto per remissione di querela (assolvendo gli imputati per gli ulteriori reati loro contestati).

Avverso la sentenza presentava ricorso per Cassazione la stessa Procura della Repubblica di Roma, chiedendo l’annullamento della sentenza di primo grado.

Sul caso si è infine espressa la Suprema Corte con Cass. pen., Sez. IV, sent. 6 maggio 2024, n. 17979, la quale ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura.

Secondo gli ermellini, infatti, per individuare quale sia il “luogo di lavoro” “occorre fare riferimento a un criterio di tipo funzionale e relazionale, in base al quale va qualificato come lavorativo un ambiente al cui interno si svolgano prestazioni lavorative e si concretizzi, quindi, un rischio connesso all’esercizio dell’attività di impresa; criterio dal quale deriva che il datore di lavoro, all’interno del predetto ambiente, ha l’obbligo di garantire la sicurezza del luogo nei confronti di tutti i soggetti che ivi si trovino a essere presenti, indipendentemente dalla loro qualificazione sotto la specie della nozione di lavoratore”.

La Cassazione, dunque, ha confermato quanto ritenuto dal Tribunale di Roma, ossia che i percorsi destinati a scopi ludici e in utilizzo esclusivo dei concorrenti di uno show – nel caso di specie, la vasca ove avveniva la caduta – non possano rientrare nella nozione di “luogo di lavoro”.

Autore Stefano Gerunda

Lateral Partner

Milano

s.gerunda@lascalaw.com

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Autore Andrea Caprioglio

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