Con un ordine esecutivo inedito nella tradizione americana, la Casa Bianca ha dato mandato ai Dipartimenti del Tesoro e del Commercio di predisporre un piano per la creazione di un fondo sovrano nazionale. La proposta, poi ripresa in forma legislativa (disegno di legge H.R. 3116), ha suscitato ampio dibattito, non solo per il contenuto economico-finanziario, ma anche per le implicazioni giuridico-istituzionali.
L’idea di un fondo sovrano – cioè di un veicolo pubblico per l’investimento di risorse statali sui mercati finanziari con finalità strategiche e patrimoniali, generalmente derivanti da surplus fiscali, rendite da risorse naturali o avanzi commerciali – rappresenterebbe un’anomalia nel contesto USA.
Tali strumenti si sono affermati da tempo come strumenti stabili e trasparenti in contesti caratterizzati da bilanci in surplus, come in alcune economie del nord Europa o dell’estremo oriente, mentre l’ipotesi USA nasce in un quadro molto diverso: debito pubblico elevato, tensioni geopolitiche crescenti e una crescente politicizzazione degli strumenti economici. Inoltre, l’assenza di una disciplina federale sui fondi d’investimento pubblici centralizzati apre a interrogativi di compatibilità con la Costituzione, specie in termini di separazione dei poteri, federalismo fiscale e principio di legalità della spesa.
Dal punto di vista funzionale, l’obiettivo dichiarato è quello di sostenere l’indipendenza strategica americana in settori tecnologici chiave (intelligenza artificiale, semiconduttori, infrastrutture), dotando il Paese di una capacità d’investimento diretta nei settori ad alta tecnologia, infrastrutture e difesa, nel tentativo di riequilibrare i rapporti globali e ridurre la dipendenza da capitali esteri.
Ma al di là delle intenzioni dichiarate, non mancano le perplessità. La proposta segna una cesura con la tradizionale cultura del mercato libero e del controllo parlamentare sulla spesa pubblica, virando verso un modello di capitalismo statale centralizzato, dove le logiche della politica industriale si uniscono con quelle di potenza geopolitica.
Inoltre, dal punto di vista giuridico, le criticità sono numerose: l’assenza di un quadro normativo federale per la gestione di fondi di questa natura, il possibile aggiramento dei limiti costituzionali in materia di bilancio e controllo del Congresso, con approcci opaca e poco responsabili. Infatti, simili strumenti, se privi di una struttura normativa solida e trasparente, rischiano di trasformarsi in leve extracostituzionali di influenza economica e politica.
In ultima analisi, la questione non è solo economica, poichè la creazione di un fondo sovrano USA rappresenterebbe un punto di svolta nella relazione tra Stato, mercato e democrazia economica. Una svolta che, se mal regolata, potrebbe allontanare gli Stati Uniti più dalla tradizione occidentale che non da altri modelli oggi in ascesa.
10.10.2025