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Wall Street, torna la febbre da Spac: nel 2020 raccolti 31 miliardi

Il 2020 è l’anno delle Spac a Wall Street. Le Ipo andate in porto attraverso il direct listing sono 82, che rappresentano circa il 40% delle quotazioni dell’anno alla borsa americana, con una raccolta record finora di oltre 31 miliardi di dollari. Un risultato di gran lunga superiore rispetto ai 13,6 miliardi di raccolta delle Ipo con le Spac nel 2019 o ai 10,8 miliardi nel 2018, stando ai dati di Spac Insider.

Il 2020 è stato anche l’anno che ha portato alla nascita della più grande Spac di sempre con il gestore miliardario di hedge fund Bill Ackman che a luglio ha staccato un assegno da oltre 4 miliardi di dollari per lanciare la sua Spac, soldi pronti da spendere in attesa di prede all’altezza.

I direct listing hanno capovolto il rapporto con le Ipo tradizionali, anche se in media le prime hanno rendimenti inferiori. Su 223 Ipo effettuate attraverso una Spac che sono state finalizzate a Wall Street dal 2015 fino a luglio, solo 89 si sono concluse con una fusione che ha portato alla nascita di una public company, cosa che ha permesso l’analisi delle loro performance in un recente report di Renaissance Capital: nelle 89 public company le azioni ordinarie hanno prodotto una perdita media del 18,8%, con un rendimento medio negativo del 36,1%. In questo gruppo solo 26 società hanno riportato risultati positivi, sostiene lo studio. In confronto le Ipo tradizionali nello stesso periodo hanno riportato un rendimento medio del 37,2%.

Le Special Purpose Acquisition Companies, come dice il nome, sono speciali società di investimento destinate alla raccolta di capitali di rischio che nascono con la finalità di acquisire attraverso una quotazione una società target esistente. Viene da chiedersi perché nonostante i bassi rendimenti siano così popolari in questo momento a Wall Street.

Le Spac offrono diversi vantaggi per gli investitori e per le società obiettivo. Per i primi c’è il basso profilo di rischio – aspetto molto sentito in tempi di incertezza – perché in caso di insuccesso gli investitori hanno diritto di recesso e di rimborso integrale della loro quota. Per le società-target invece le Spac rappresentano una strada più veloce e più semplice, rispetto al lungo e costoso procedimento per la quotazione tradizionale. Un modo per accelerare i tempi della quotazione, nell’ordine di settimane e non più di un anno. Aspetto molto importante quello della tempistica per molte start up assetate di liquidità.

Alla luce delle vicende di cronaca finanziaria recenti non mancano i dubbi sulla estrema facilità e la mancanza di controlli con cui vengono autorizzate le Ipo delle Spac dalla Sec. Il caso Nikola ne è la riprova. La società produttrice di veicoli elettrici finita sotto la lente del Dipartimento di Giustizia che ha aperto un’inchiesta sulle presunte irregolarità nella compilazione dei documenti che hanno portato alla sua quotazione.

Altro aspetto decisivo in tempi di volatilità dei mercati è la riduzione del rischio di quotazione rispetto alla Ipo tradizionale con private equity, dove il prezzo viene fissato dal mercato. Nel caso del direct listing attraverso una Spac il prezzo viene negoziato tra le parti, la società veicolo e la società target. Il prezzo del titolo è solo uno dei capitoli della più articolata business combination tra le due società, di solito preceduta da un aumento di capitale della società target e da una fusione tra le due società. Più raramente la Spac assume il controllo con il ruolo di holding della nuova società.

La crescita del fenomeno delle quotazioni attraverso le Spac a sentire gli analisti è legata a diversi fattori: alti livelli di liquidità degli investitori che vanno a caccia di prede, e dalle start up in cerca di capitali. Le Spac raccolgono capitali per una Ipo e le depositano in un trust mentre avviano le ricerche dei business da acquisire. Processo che dura di solito un paio d’anni e che si conclude con la quotazione.

Gli ultimi esempi di quotazioni attraverso Spac sono quelli dell’operatore di scommesse sportive DraftKing, del già ricordato produttore di veicoli elettrici Nikola e della società di viaggi spaziali di Sir Richard Branson, Virgin Galactic. Anche la tech company Kaleyra, primo unicorno italiano a Wall Street, si è quotata a fine novembre 2019 con una Spac attraverso la business combination con Gig Capital, Spac californiana del finanziere di origine israeliana Avi Katz che cercava una società target.

Le ultime quotazioni di Spac hanno ottenuto risultati migliori rispetto al passato. Sempre il report di Renaissance Capital rivela che le azioni ordinarie delle 21 fusioni completate dal primo gennaio a luglio dalle Spac, hanno registrato un rendimento medio del 13,1% dal prezzo di quotazione: Renaissance Capital gestisce un Etf sulle Ipo che ha guadagnato il 56% nel 2020.

«Il mercato delle Ipo delle Spac è tornato in auge negli ultimi anni e ha continuato ad accelerare durante l’estate del 2020. Le Spac si sono affermate come veicolo privilegiato per le start up e per le aziende private per avere accesso ai mercati finanziari in questi tempi di estrema volatilità» ha spiegato Daniel Forman, partner di Proskauer Capital Markets Group, società che ha appena pubblicato uno studio sulla crescita del fenomeno Spac analizzando 95 casi di direct listing. La conclusione dello studio è che la dimensione media delle Ipo delle Spac è aumentata in modo considerevole nell’ultimo anno. «Il direct listing è la porta sul retro per entrare a Wall Street ed evitare controlli» secondo Kathleen Smith di Renaissance Capital. Non sempre c’è il lieto fine. Per James Gellert ceo della società di analisi Rapid Ratings, le Spac sono un fenomeno tipico di un mercato rialzista, più popolare quando la borsa va bene.

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