Crescono gli Etf attivi anche in Europa, ma a chi servono? E quanto rendono rispetto a quelli passivi? Il pubblico dei risparmiatori conosce perlopiù gli strumenti passivi, che riproducono un benchmark, ad esempio un particolare mercato azionario. Gli Etf passivi sono considerati un’alternativa ai più costosi fondi d’investimento, attivi, in quanto si propongono di battere quel benchmark con un’attenta gestione degli asset.
In verità, esistono anche i fondi passivi, meno costosi di quelli attivi ma più costosi degli Etf passivi. Ed esistono anche gli Etf attivi, che di recente stanno ottenendo un buon successo anche in Europa. Con 123 miliardi di euro alla fine dello scorso agosto, il patrimonio degli Etf attivi si è quintuplicato dal 2022. «E rispetto agli 86 miliardi registrati alla chiusura del 2025 – scrive Valerio Baselli su Morningstar – c’è stato un aumento del 42 per cento». Certo, rispetto
al patrimonio di tutti gli Etf europei, si tratta appena del 3,8% del totale (13% negli Usa).
«L’ingresso degli Etf attivi in Europa – spiega Simone Rosti, responsabile per l’Italia e il Sud Europa di Vanguard, il secondo gestore al mondo con un patrimonio di 13.300 miliardi di dollari – riflette una tendenza che proviene dagli Usa. Dove c’è però un lieve vantaggio fiscale in termini di capital gain per questi strumenti, sia attivi che passivi. In Europa, gli Etf attivi sono usati prevalentemente dagli investitori istituzionali e rappresentano ancora una piccola
parte del mercato europeo degli Etf, che vale intorno ai 4.000 miliardi di euro. La crescita dell’industria europea degli Etf sta accompagnando anche lo sviluppo della consulenza finanziaria indipendente, che nei modelli fee-only fa ampio ricorso a questi strumenti grazie ai loro costi contenuti».
Negli Stati Uniti, tra gli Etf attivi, sono dominanti gli azionari. Lo stesso trend esiste anche in Europa, sia pure con qualche differenza. Nel nostro continente, infatti, le strategie azionarie appaiono piuttosto “timide: «Si tratta – sostiene Baselli – di strategie attente al benchmark e caratterizzate da un basso tracking error, progettate per generare piccoli guadagni incrementali rispetto ai fondi indicizzati (cioè passivi, ndr) e utilizzate come elementi fondamentali all’interno dei portafogli». Comunque, il costo medio delle commissioni è più alto rispetto agli Etf passivi. Secondo il Report 2024/2025 “Morningstar Global Etf flows & fees”, il costo medio mondiale dei passivi è dello 0,12% contro lo 0,58% degli attivi. Nell’ambito degli Etf attivi, le strategie azionarie sono preponderanti anche in Europa, in termini sia di flussi sia di patrimonio, seppur con i limiti già visti. Da gennaio ad agosto 2026, i flussi netti europei verso gli Etf attivi sono ammontati a 24,6 miliardi, pari al 7,7% del totale, in aumento rispetto al 7,6 del 2025 e al 7,3 del 2024.
A molti gestori può piacere immettere nei portafogli anche gli Etf attivi, ovviamente al posto dei più costosi fondi dello stesso tipo. Tuttavia non è ancora chiaro se questa tendenza verrà confermata. «Sappiamo – spiega Rosti – che c’è stata una grande crescita nel numero dei lanci di Etf attivi, ma è ancora presto per capire se c’è uno spazio importante per loro. Nella fase iniziale, infatti, i capitali investiti provengono soprattutto dalle stesse case di gestione attraverso il cosiddetto “seeding”: serviranno tre o quattro anni per capire quale sarà l’effettivo interesse del mercato».
Ma gli Etf attivi battono i passivi in termini di rendimento? Si sa che difficilmente, nel lungo periodo, i fondi d’investimento attivi battono il benchmark, e quindi i corrispondenti Etf passivi. Questo discorso vale anche per il confronto Etf attivi contro passivi? Più o meno sì, anche se i dati sono ancora scarsi, soprattutto in Europa. Negli Usa, dal 2015 al 2025 (fonte Spiva), soltanto il 24% degli Etf attivi azionari ha battuto il benchmark.
05.10.2026
La carica degli Etf attivi ma gli Usa sono più avanti
- La Repubblica