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Low cost, offensiva per gli slot di Alitalia

L’offensiva delle compagnie low nei confronti della nuova e della vecchia Alitalia non si è fatta attendere. A soli cinque giorni dal decollo di Ita, Wizz Air e Ryanair si sono dette pronte alle vie legali sulla ripartizione degli slot di Linate tra Ita e Alitalia, decisa a Bruxelles per rendere netta la separazione tra le due gestioni. «Siamo pronti ad un’azione legale perché convinti che Ita non abbia alcun diritto sugli slot della nuova Aitalia – ha detto il ceo di Wizz Air, József Váradi al Sole 24 Ore a margine della sua presentazione al World Routes 2021-. La ripartizione è stata fatta per creare una discontinuità che in realtà non esiste». Gli fa eco, poco distante, Jason McGuinness direttore commerciale di Ryanair, la low cost che in Italia è tornata a volare sui livelli visti prima della pandemia, confermandosi primo vettore nazionale: «Stiamo valutando un eventuale ricorso perché questi diritti di traffico non possono passare da una compagnia all’altra senza regole».

Nella trattativa con la Commissione europea, ITA è riuscita a mantenere l’85% degli slot di Alitalia mentre il 15% è ancora in carico alla vecchia gestione. Su questa quota puntano i vettori low cost e non solo, benché non sia chiaro quando Alitalia dovrà cederli ad Assoclearance per essere ripartiti successivamente tra le compagnie. Per ITA, questi slot che secondo il suo ad Fabio Lazzerini sono stati conquistati con «le unghie e con i denti», rappresentano un asset importante anche in vista di future alleanze.

Il confronto a distanza tra low cost e vettore nazionale si annuncia acceso anche su un altro fronte quello sugli incentivi alle compagnie low cost da parte degli aeroporti su cui Ita ha annunciato di volere intraprendere un’offensiva per cercare di ridimensionare il fenomeno, in un momento in cui a guidare la ripresa del traffico turistico in Italia sono le stesse compagnie low cost. «Non vedo perché se certe tipologie di accordi portano benefici per tutti non debbano essere garantiti», ha commentato Giacomo Cattaneo direttore commerciale dell’aeroporto Bergamo-Orio Al Serio, terzo scalo italiano, da 20 anni in partnership con Ryanair. «Gli scali italiani non sono a buon mercato rispetto ad altri aeroporti europei – fa notare Varadi che in piena pandemia ha aperto una base a Milano Malpensa confermando l’investimento con la seconda base all’aeroporto di Venezia, Marco Polo e insieme a Ryanair guida la ripresa dei voli in Europa -. Sì, è vero ci sono incentivi, tutto è alla luce del sole. In ogni caso non sono paragonabili a quanto Alitalia ha ricevuto negli anni come aiuti di Stato».

Varadi ha fatto notare che in Europa non c’è soltanto il caso Alitalia perché a differenza degli Stati Uniti, il Vecchio Continente «è un mercato rappresentato da 28 paesi ognuno con regole diverse, molto complesse». La compagnia low cost ungherese che ha scelto l’Europa occidentale per crescere, ad agosto ha raggiunto una capacità pari al 90% dei livelli pre-Covid ed con liquidità superiore a prima della crisi. Di recente, si è parlato di Wizz Air per l’offerta poi ritirata su easyJet. Nessuna conferma e nessuna smentita da parte di Varadi, se non che il futuro «porterà ad un consolidamento inevitabile per il settore aeronautico in Europa» di cui Wizz Air vuole essere protagonista.

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