19.09.2023 Icon

La C.T.U. conferma la falsità delle firme? Non è detta l’ultima parola!

Il Tribunale di Catanzaro ha di recente fatto proprio il principio di diritto della Suprema Corte di Cassazione, espresso con la sentenza n. 5479/2023, in tema di disconoscimento ex art. 214 c.p.c. e consulenza tecnica grafologica accertante la falsità delle firme apposte sul contratto.

All’esito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo seguito dal nostro Studio, il Giudice del Tribunale, pur tenendo in debita considerazione i suddetti aspetti, rinvenuto nell’atto di citazione (il primo) e venuto alla luce nel corso del giudizio (il secondo), ha comunque eseguito un’attenta e onnicomprensiva valutazione di tutti gli elementi fattuali della fattispecie posta alla sua attenzione.

In particolare, nonostante l’attore avesse sostenuto la non riconducibilità alla propria mano delle firme apposte sul contratto di finanziamento azionato (circostanza, come sopra anticipato, poi confermata dal perito grafologico), il Giudice ha comunque aggiunto al proprio spettro di indagine molti elementi di prova circostanti e non espressamente contestati dall’opponente.

Questo, il passaggio della sentenza in commento: “Ebbene, nel caso che ci occupa, è emerso documentalmente (oltre il possesso dei documenti identificativi dell’opponente nonché la mancata contestazione alla diffida di pagamento) che il contratto di finanziamento era stato finalizzato all’acquisto di un’autovettura, che l’acquisto è effettivamente avvenuto (contrariamente a quanto sostenuto da parte opponente “il Sig. non ha acquistato alcuna autovettura dal 2010 ad oggi e, per l’effetto, non si comprenderebbe la richiesta di finanziamento” (cfr. pag. 3 atto di citazione)”.

Ebbene, tali elementi, sommati tra loro, hanno quindi condotto il Giudice a ritenere che “parte opponente si è inequivocabilmente avvalso dell’operazione, facendola propria ed acquisendo in tal modo a sé gli effetti dell’attività svolta dal falso sottoscrittore (assumendone le relative obbligazioni) nell’ambito procedimentale del finanziamento richiesto e che gli ha consentito l’acquisto dell’autovettura”.

In conclusione, il Giudice ha ritenuto opportuno citare testualmente il principio di diritto posto alla base del proprio ragionamento, indubbiamente calzante con la fattispecie in esame: “Il successivo disconoscimento della firma del contratto, effettuato solo in sede di opposizione al decreto ingiuntivo (…) ed anche l’esito della Ctu confermativo dell’apocrisia della firma, scolorano sul piano della decisività a fronte del formarsi in capo al giudice del motivato convincimento che quell’atto sia stato fatto proprio, nei suoi immediati vantaggi ed anche nelle conseguenti obbligazioni, dal soggetto che ne risulta l’apparente firmatario “ ( cfr. Cass. Sentenza del 22 febbraio 2023 n. 5479)”.

Alla luce di quanto sopra, il Giudice non ha quindi avuto dubbi nel respingere l’opposizione e confermare il decreto ingiuntivo, tutelando legittimamente i diritti del creditore.

Autore Cesare Giannetti

Associate

Milano

c.giannetti@lascalaw.com

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