L’incrocio dei dati delle fatture elettroniche diventa uno strumento operativo per rendere più rapidi e mirati i pignoramenti presso terzi. Il nuovo sistema consente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di individuare, tra clienti e committenti dei contribuenti morosi, i soggetti verso cui il debitore ha emesso fatture negli ultimi mesi. L’obiettivo è chiaro: intercettare prima i crediti commerciali ancora da incassare e trasformarli in una leva più efficace per la riscossione coattiva.
Il nuovo flusso di dati tra Agenzia ed esattore
Il provvedimento n. 153611 del 22 maggio 2026 dell’Agenzia delle Entrate dà attuazione all’art. 1, comma 5-bis, lettera b-ter), del d.lgs. n. 127/2015, come modificato dalla legge di bilancio 2026, e disciplina la messa a disposizione dell’Agente della riscossione dei dati relativi alla somma dei corrispettivi delle fatture elettroniche emesse dai debitori iscritti a ruolo e dai loro coobbligati verso uno stesso soggetto.
In concreto, l’Agenzia delle Entrate, che gestisce il patrimonio informativo delle fatture elettroniche transitate dal Sistema di Interscambio, trasmetterà all’Agenzia delle Entrate-Riscossione alcuni dati selezionati. Non l’intero contenuto delle fatture, ma informazioni aggregate: l’importo complessivo dei corrispettivi e il numero delle fatture emesse, nei sei mesi precedenti, dal debitore o dal coobbligato verso un medesimo cliente o committente.
A questi dati si aggiungono le informazioni essenziali del potenziale terzo pignorabile: codice fiscale, partita IVA, nome o denominazione sociale e domicilio fiscale. Si tratta, quindi, di un patrimonio informativo circoscritto, ma sufficiente a far emergere rapporti commerciali attivi e potenziali crediti aggredibili.
Come cambia il pignoramento presso terzi
La novità non modifica la struttura del pignoramento presso terzi, ma ne rafforza la fase preliminare. Finora l’Agente della riscossione poteva incontrare difficoltà nell’individuare, con tempestività, i soggetti che dovevano somme al contribuente moroso. Con l’incrocio delle fatture elettroniche, invece, il rapporto economico tra debitore e cliente diventa più visibile.
Il dato rilevante non è solo l’esistenza di una singola fattura. Conta anche la frequenza del rapporto, perché il numero dei documenti fiscali emessi negli ultimi sei mesi può segnalare una relazione commerciale continuativa. Per l’esattore, questo significa poter scegliere con maggiore precisione dove intervenire, evitando azioni generiche o poco produttive.
Per imprese, professionisti e committenti, però, l’effetto pratico è immediato. Chi riceve un atto di pignoramento presso terzi perché cliente di un fornitore moroso deve prestare particolare attenzione ai pagamenti ancora da eseguire. Dal momento della notifica, le somme dovute al fornitore non possono più essere liberamente versate a quest’ultimo, ma devono essere gestite secondo le regole della procedura esecutiva. Il rischio, in caso di pagamento non corretto, è quello di esporsi a contestazioni e, nei casi più delicati, a un esborso ulteriore.
Privacy, gradualità e controlli
Il provvedimento insiste sul principio di minimizzazione dei dati. La trasmissione deve riguardare solo le informazioni strettamente necessarie all’avvio delle procedure esecutive. Inoltre, nella prima fase, lo scambio avverrà tramite PEC, con file protetti da password comunicata su canale separato e accesso riservato a personale autorizzato.
A regime, invece, sarà realizzato un servizio automatizzato di scambio dati. È questo il passaggio più significativo. La procedura non sarà più fondata su comunicazioni episodiche, ma su un flusso informatico strutturato, capace di alimentare analisi più rapide e selettive. Il Garante privacy ha espresso parere favorevole e il provvedimento richiama misure tecniche e organizzative di sicurezza, oltre alla valutazione d’impatto sul trattamento dei dati personali.
Resta però un punto delicato: la trasformazione della fatturazione elettronica da strumento fiscale e di controllo a leva diretta della riscossione coattiva. La scelta appare coerente con l’obiettivo di rendere più efficiente il recupero dei crediti pubblici, ma impone un uso proporzionato delle informazioni disponibili. Il dato fiscale, infatti, non dice sempre se la fattura sia già stata pagata, contestata, stornata o compensata nell’ambito di rapporti più complessi.
Un sistema più efficiente, ma non privo di rischi
La misura può rendere più efficace la riscossione, perché consente di colpire crediti reali e rapporti commerciali attivi. Tuttavia, il nuovo meccanismo richiede attenzione anche da parte dei terzi coinvolti. Le imprese che lavorano con fornitori abituali dovranno gestire con maggiore cura le notifiche ricevute dall’Agente della riscossione, verificando tempestivamente fatture aperte, pagamenti effettuati e scadenze contrattuali.
Il punto di equilibrio sarà nella qualità dell’analisi preliminare. Se l’incrocio dei dati servirà solo a selezionare meglio le posizioni, evitando iniziative sproporzionate, il sistema potrà ridurre tempi e costi della riscossione. Se invece l’automatismo dovesse tradursi in un aumento di pignoramenti fondati su dati non aggiornati o non contestualizzati, il rischio sarà quello di scaricare sui clienti del debitore oneri gestionali e incertezze operative.
La direzione è comunque tracciata: le fatture elettroniche non sono più soltanto documenti fiscali, ma diventano indicatori dei rapporti economici in corso. Per chi ha debiti iscritti a ruolo, il margine di invisibilità dei crediti commerciali si riduce. Per chi riceve un pignoramento come terzo, la rapidità della reazione diventa essenziale.
27.08.2026