Abbiamo già evidenziato su questa rivista come il fenomeno corruttivo cagioni un grave danno allo Stato o, comunque, all’ente cui fa parte il pubblico ufficiale che ha mercificato la propria funzione. Sono infatti numerosi gli studi che hanno dimostrato l’entità del pregiudizio che il fenomeno corruttivo determina per la Pubblica Amministrazione, sia dal punto di vista economico, sia sotto un profilo di immagine e credibilità della stessa.
Corte di Cassazione, con Cass. Pen., Sez. VI, sent. 5 marzo 2026, n. 867
Proprio per tale ragione il legislatore ha predisposto un articolato catalogo di norme finalizzate a prevenire e sanzionare in sede penale episodi corruttivi. In particolare, le fattispecie incriminatrici di riferimento sono l’art. 319 c.p. (il quale punisce l’accordo corruttivo per il compimento da parte del pubblico ufficiale di un atto contrario ai propri doveri d’ufficio) e l’art. 318 c.p. (che, viceversa, sanziona l’accordo finalizzato all’esercizio delle funzioni attribuite al pubblico ufficiale).
Il problema delle regalie di modico valore
In relazione alla prima fattispecie vien da chiedersi se anche una regalia di modico valore fatta dal privato al pubblico ufficiale possa configurare il reato previso e punito dall’art. 319 c.p., ossia il delitto di corruzione per il compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio (modico valore che, in presenza di determinate circostanze, potrebbe escludere la responsabilità penale in relazione ai fatti previsti dall’art. 318 c.p.).
Una risposta a tale quesito è stata recentemente fornita proprio dalla Suprema Corte di Cassazione, con Cass. Pen., Sez. VI, sent. 5 marzo 2026, n. 8675.
Il caso: la cassetta di pesce agli ispettori
Il caso deciso dalla Corte riguardava una regalia effettuata da un imprenditore ittico che avrebbe consegnato una cassetta di pesce (dal valore di euro 65,00) a ciascun ispettore del lavoro intervenuto presso l’azienda per un controllo. Regalia che – secondo l’accusa – sarebbe stata elargita agli ispettori per aver archiviato la pratica riguardante l’imprenditore, nonostante avessero rilevato ben tre violazioni alla disciplina antinfortunistica.
L’imprenditore veniva assolto dalla Corte di Appello in considerazione del modico valore delle cassette di pesce consegnate e il Procuratore Generale presentava ricorso per Cassazione.
La Cassazione ha accolto il ricorso, disponendo l’annullamento della sentenza con rinvio al Giudice di secondo grado.
Il principio della Cassazione: centralità dell’accordo corruttivo
Secondo la Corte, ciò che rileverebbe ai fini dell’integrazione del reato non è la proporzione tra regalia e utilità conseguita dal privato, ma l’esistenza di un accordo corruttivo. In considerazione di ciò, la proporzione tra regalia e utilità conseguita dal privato può avere un valore indiziante in merito all’esistenza di detto accordo.
Nondimeno, laddove la sussistenza dell’accordo risulti provata in giudizio, qualsiasi remunerazione elargita al pubblico ufficiale assume rilevanza penale, a prescindere dal valore della stessa e dalla sproporzione rispetto all’utilità conseguita dal privato.
14.09.2026