Giorni febbrili sull’asse Milano-Francoforte. Il governo tedesco è passato dalla più fiera opposizione alla scalata di Unicredit a Commerzbank a colloqui serrati Andrea Orcel. Una premura insolita che ogni giorno distilla uscite a favore. Mercoledì ad esempio quella del consiglio di fabbrica della banca tedesca e prima ancora la ceo, sempre più in bilico, Bettina Orlopp, addirittura suggeritrice di una fusione inversa tra Commerz e la controllata tedesca di Piazza Gae Aulenti, Hvb. Ieri nuova puntata: indiscrezioni non confermate di Handelsblatt hanno rilanciato il nome proprio di un ex Hypovereinsbank alla guida della Commerz a trazione Unicredit: Michael Diederich, 61 anni, già vicepresidente del Bayern Monaco Fc e attuale co-responsabile della divisione clienti aziendali in Deutsche Bank. Se è vero che l’istituto milanese vuole convocare un’assemblea straordinaria per sostituire 10 dei 20 membri del consiglio di sorveglianza, che così potrà nominare il nuovo cda, allora è ragionevole cominciare a pensare un «toto ceo».
Entro fine ottobre dovrebbe arrivare l’autorizzazione Bce a superare la soglia del 30% di Commerz e per Berlino è cominciato il conto alla rovescia per strappare quante più concessioni a Orcel in cambio del suo 12,7%. Ad esempio il mantenimento della sede e della quotazione a Francoforte. Esclusi invece i due membri in consiglio espressione del governo: sono retaggio del salvataggio statale del 2008 e non sono prescritti né dallo statuto della banca né da alcuna legge. Oltre tutto dopo l’ok Bce chiederà il consolidamento di Commerz e vorrà interloquire con un board espressione del socio di controllo. Berlino avrebbe tutto l’interesse a evitare le maniere forti da parte di Unicredit: Orcel ha facoltà di comprare un altro 10% sul mercato e così far valere il suo nuovo peso in assemblea, dato che oggi è al 49,5%. Potrebbe inoltre decidere di eliminare i dividendi e ripartire il peso dei costi di ristrutturazione tra gli azionisti. Usare Hvb per la fusione con Commerz si porterebbe poi dietro la natura giuridica della prima, passata da spa alla più semplice Gbmh, di conseguenza si adotterebbe una governance più snella. Hvb incorporerebbe anche il suo consiglio di fabbrica, molto in sintonia con la gestione Unicredit. Insomma per il cancelliere Friedrich Merz chiudere la partita prima del disco verde Bce (a cui dovranno seguire l’ok di Antitrust Ue e Banca Centrale di Polonia per mBank) è l’unico modo per evitare accordi penalizzanti da parte di Piazza Gae Aulenti. La fusione inversa di Commerz in Hvb sarebbe perciò l’opzione preferita da Berlino, oltre a consentirgli di restare socia e di mantenere sede e quotazione in Germania. Anche Unicredit avrebbe vantaggi: ad esempio risparmierebbe 20-30 punti base di capitale, equivalenti a circa 4 miliardi mentre comprare il 12,7% del governo ne costerebbe 5; inoltre farebbe salire le sinergie da 1,2 a 2 miliardi. Orcel poi vorrebbe applicare il piano Unicredit Unlocked anche a Commerz, razionalizzando la sua rete straniera (15 filiali operative e 27 uffici di rappresentanza) che libererebbe altri 4 miliardi, tutti risparmi che si tradurrebbero in credito per il Mittelstand come vorrebbe l’esecutivo Merz. Altri risparmi arriverebbero da spese di rappresentanza e viaggi, che il bilancio 2025 quantificava addirittura in crescita del 5% a 225 milioni. In questo modo la banca milanese acquisirebbe una quota di mercato vicina al 10%, nell’ultimo Paese europeo senza riforma bancaria, con un tessuto creditizio molto parcellizzato.