Investire in resilienza è la parola d’ordine del settore idrico, per affrontare l’impatto estremo del cambiamento climatico dopo un’estate che ha confermato la pressione sulla risorsa acqua. Resilienza perchè gli scenari geopolitici minacciano le infrastrutture e serve investire in innovazione e digitalizzazione. Resilienza post Pnrr con la necessità di mantenere l’accelerazione agli investimenti. Si apre oggi la nona edizione del Festival dell’Acqua, ospitato quest’anno a Roma, e Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) che ha ideato l’appuntamento, chiama a raccolta le associate per siglare un «Patto per la Resilienza idrica». Sono 64 le aziende, che gestiscono il servizio sul territorio nazionale servendo 42 milioni di abitanti, a firmare oggi un Piano che si declina in sei linee d’azione: gestione industriale, digitalizzazione, aggregazioni, integrazione del ciclo dell’acqua, cultura della risorsa e ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”.
«Garantire la resilienza della risorsa idrica – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini. Per questo le imprese associate intendono accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, per rendere il sistema più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici».
Nella cornice del Festival dell’Acqua, dal 28 al 30 settembre, Utilitalia individua anche un pacchetto di proposte da recapitare alle istituzioni e ad Arera, che passa, appunto, da maggiori investimenti e incentivi all’innovazione ma anche da regole uniformi e semplificazione. Dai numeri della Federazione, a fronte di una media degli investimenti sui 90 euro annui per abitante nel periodo 2021-2029, ancora si registrano cifre decisamente più basse (22 euro per abitante nel 2024) per gli investimenti delle gestioni “in economia”. Numeri che devono tener conto anche della fine del Pnrr con un fabbisogno annuo stimato dalla Federazione per il servizio idrico nel post Piano a 6 miliardi. E anche investimenti per fronteggiare la sfida del climate change.
L’estate 2026 ha registrato temperature da record e una siccità diffusa che impone un cambio di passo nella modernizzazione infrastrutturale se si pensa che il 20% del Pil italiano (pari a 384 miliardi) non potrebbe essere generato senza la risorsa idrica. In questo quadro, si inseriscono le sei linee d’azione strategiche del Patto. Una solida gestione industriale e sviluppo di un sistema idrico water-smart facendo leva su innovazione e digitalizzazione e premi ai più virtuosi. Oltre ad un approccio di sistema nel ciclo dell’acqua e un adeguato riconoscimento agli operatori attraverso due leve: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e il riconoscimento tariffario.