Nei giorni degli allarmi globali sull’intelligenza artificiale, un vento di ottimismo arriva da Seattle. Nella città che l’ha vista nascere oltre trent’anni fa, Amazon ha riunito la scorsa settimana per Accelerate 2026, la convention dei seller – i venditori, cuore dell’attività della piattaforma che all’origine era una libreria online – migliaia di pmi da tutto il mondo, per raccontare loro che cosa bolle nella pentola del più importante marketplace globale, dove oggi sono presenti oltre due milioni di aziende. Al centro delle tre giornate, il lancio della nuova versione di Seller Assistant, strumento basato sull’intelligenza artificiale agentica che aiuta le aziende a gestire e far crescere il proprio business: dall’inventario, allo stato del proprio profilo sulla piattaforma, fino alla pianificazione di una campagna di vendita o di un nuovo prodotto.
Lo strumento lanciato nel 2024, basato sull’infrastruttura proprietaria Amazon Bedrock e sviluppato con Amazon Aws e con Anthropic, da pochi giorni è disponibile anche in Italia per tutti partner di vendita. Significa che potrà essere utilizzato, senza costi aggiuntivi, anche dalle oltre 20 mila pmi italiane che nel 2025 hanno venduto su Amazon, generando oltre quattro miliardi di euro di vendite, di cui un miliardo dall’export. Numeri importanti che però, promettono gli speaker dal palco del Seattle Convention Center, possono crescere. «Che cosa ci chiedono i venditori? Come sviluppare il business, come farlo velocemente e come l’Ai può aiutarli, ad esempio a ridurre i costi della supply chain o delle campagne pubblicitarie», ha esordito Amit Agarwal, senior vice president, worldwide selling partner services & international emerging markets. Ma per una piccola impresa, crescere significa misurarsi con una gestione operativa più complessa, che spesso toglie tempo all’innovazione e alla ricerca sul prodotto, le chiavi per distinguersi sui mercati.
«Liberare il tempo dei partner fornendo loro uno strumento di cui fidarsi, attivo 24 ore su 24, dotato di memoria e che diventa più intelligente ogni volta che lo si utilizza: con queste premesse abbiamo costruito Seller Assistant – spiega a L’Economia Chris Jones, direttore di Seller Assistant, fisico di formazione con oltre vent’anni di lavoro nell’Ai e nel machine learning —. Lo abbiamo potenziato con l’Ai agentica, quindi non si limita a rispondere alle domande ma è in grado di ragionare, pianificare e, sempre con il permesso dell’imprenditore, di agire».Come funziona
L’imprenditore potrà dire all’assistente di gestire l’inventario, strutturare uno scenario di sviluppo del business, pianificare un lancio al momento giusto – i dati di Amazon parlano di primo acquisto di un nuovo prodotto del 40% più veloce per le campagne realizzate con Seller Assistant – o raccogliere tutte queste informazioni in un solo documento. E i rischi di perdita di controllo di cui continuiamo parlare? «L’essere umano resta al centro e ha sempre il controllo totale — ribadisce Jones —. Sono ottimista: in Amazon lavoriamo da vent’anni con l’Ai e abbiamo costruito barriere per la sicurezza e privacy dei dati. L’Ai agentica è il più grande cambiamento che sta vivendo il commercio globale, il nostro compito è permettere che arrivi a tutti, grandi e piccole aziende che grazie a questi strumenti possono fare quello che prima era possibile solo ad alcuni». Ad esempio, pensarsi come attori globali. Oggi solo il 30% dei seller di Amazon nel mondo è presente in più di un Paese. Il motivo? Espandersi oltreconfine significa avviare un’attività nuova in ogni Paese. Durante l’evento, che ha festeggiato anche i 20 anni della logistica di Amazon, sono state presentate altre novità in questo senso. «Chi vende in diversi Paesi genera il 70% di ricavi in più di chi opera in un solo mercato — spiega Sunny Jain, vice president del worldwide fulfillment by Amazon —. Stiamo provando a semplificare questo obiettivo con nuovi servizi, ad esempio nell’ambito della conformità e della logistica, rendendo possibile pubblicare un prodotto nel negozio online di Amazon una sola volta e raggiungere clienti ovunque, con indicazioni aggiornate sulla conformità che possono portare fino a un risparmio del 60% sui costi, visibilità sull’intera catena di approvvigionamento e un’infrastruttura (il Global warehousing and distribution program, che si estenderà entro la fine dell’anno dagli Usa ad altri sette Paesi, Italia compresa, ndr) che sposta l’inventario dove c’è la domanda. Ogni partner deve poter operare a livello internazionale dal day one — il primo giorno — in cui approda sul negozio online».
Il Day one è un mantra per gli Amazonians, chi lavora in Amazon: così si chiama il grattacielo dove ha sede il campus dell’azienda, a Downtown Seattle, accanto alle celebri Spheres, e la frase «It’s always day one», è il monito del fondatore Jeff Bezos perché, se fai innovazione, è sempre il giorno uno. Già, ma ora che le catene di fornitura sono spezzate delle crisi geopolitiche, che il commercio soffre per i dazi e la fiducia dei consumatori è minata da guerre e caro vita, gli imprenditori continuano a inseguire il sogno di essere globali? Jain non ha dubbi: «Chi fa impresa pensa a innovare e vuole trovare il più in fretta possibile il modo di uscire da una crisi, di andare oltre le barriere. Noi continueremo a essere partner in questo percorso».