Veicoli senza tasse per investire in Europa, diffusione dei fondi pensione, case di gestione più produttive: ecco le tre leve da muovere per trasformare la liquidità ferma sui conti correnti in carburante per il sistema Italia, in uno scenario di equilibri geopolitici da ritrovare e di mercati incerti. Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, la Confindustria dei fondi, illustra scenari, numeri e progetti mentre si apre il sedicesimo Salone del Risparmio negli spazi del MiCo, a Milano, la tre giorni che inizia oggi e finisce il 7 maggio. Quindicimila visitatori attesi e oltre cento conferenze, di cui sette a cura dell’associazione sui temi più caldi del dibattito, tra cui i mercati privati e l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale.
Perché le Borse sembrano, per ora, «colpite» solo relativamente dalla conflittualità in cui è precipitato il mondo?
«Perché ritengono che la crisi si risolverà, nell’interesse di tutte le parti. Inoltre l’economia mondiale, grazie alla diversificazione delle fonti e al fatto che l’oil non è più il settore dominante, è cinque volte meno “sensibile” agli choc energetici di quanto non fosse negli anni 70. Lo dice più di uno studio autorevole».
Ma ci sono anche diversi allarmi sul fatto che il ritorno alla normalità non sarà una passeggiata di salute…
«Negli Stati Uniti si stima una crescita degli utili del 19% nel 2026 e del 18% nel 2027, per i paesi Emergenti siamo al +45% e +17%. Questi sono alcuni dei dati che sostengono le quotazioni azionarie. La soglia di 80 dollari al barile, quella che superata per alcuni mesi induce sofferenza economica, è stata fissata molto tempo fa. Forse oggi andrebbe spostata un po’ più su, verso i 100 dollari, aggiornandola con l’inflazione e con la minor dipendenza del mondo dal petrolio».
E invece i tassi di interesse che cosa ci dicono?
«Il rialzo dei rendimenti a breve termine anticipa quello che le Banche centrali potrebbero fare tra poco. Le attese sono per due rialzi da 0,25% in Europa nei prossimi mesi e per due tagli della Federal Reserve, ma solo nel 2027. Al momento il reddito fisso per gli investitori è ancora un asset class interessante, che offre un tasso reale implicito positivo».
La liquidità
In Europa e in Italia la liquidità rappresenta ancora il 25-30% dei portafogli totali È ancora troppo
I risparmiatori sono scappati dai fondi? Oppure questa volta è diverso?
«La raccolta netta dei primi tre mesi dell’anno è stata negativa. Ma non per gli azionari che secondo le prime stime hanno guadagnato 1,2 miliardi. Nel 2025, terminato con una crescita del patrimonio di circa 100 miliardi, 38 di nuove sottoscrizioni e una sessantina a seguito della rivalutazione degli asset, la parte del leone è stata ancora degli obbligazionari. Gli azionari, invece, avevano finito in rosso, a meno 5 miliardi, ma con un saldo negativo inferiore rispetto all’anno prima (-19 miliardi)».
Come si spiega questa tendenza in un momento complicato?
Fondi pensione
Solo il 38% dei lavoratori aderisce ai fondi pensione che valgono
il 12% del Pil, mentre
in Usa siamo al 150%
«Direi che dopo il terzo anno consecutivo di buone performance in Borsa, c’è chi si domanda se non sia il caso di entrare».
Perché la liquidità è il concetto chiave nel titolo del Salone?
«In Europa e in Italia rappresenta ancora il 25-30% dei portafogli. Troppo. Noi ci sentiamo responsabili come facilitatori di un processo di maggior attivazione del risparmio che può essere cruciale per il futuro del sistema e delle singole persone».
Quali sono i progetti per rendere possibile questa evoluzione?
«Ci sono tre leve che possiamo manovrare. La prima è la produttività delle nostre imprese. Nel settore gli utili operativi sono in calo da anni: la pressione competitiva sui ricavi è molto forte, mentre salgono i costi del personale, dei dati, degli investimenti in tecnologia e in sicurezza. La seconda leva, invece, è la previdenza complementare. Ne serve di più, ai singoli e al Paese. Solo il 38% dei lavoratori aderisce ai fondi pensione che in Italia “pesano” quanto il 12% del Pil, mentre in Usa siamo al 150%. Le modifiche approvate dall’ultima legge di Bilancio sono importanti, i nuovi criteri di accesso e di flessibilità in uscita possono portare da 800 mila a 900 mila le nuove iscrizioni ogni anno. Infine c’è la terza leva: l’impegno per promuovere i saving and investment account raccomandati dall’Ue».
Sono veicoli per incoraggiare gli investimenti?
«Sono contenitori fiscali, esentasse a certe condizioni come i Pir italiani nella proposta di Assogestioni. A nostro giudizio, però, devono avere un respiro europeo. Cioè prevedere un impegno azionario nei diversi Paesi ed essere condivisi nella struttura e nello scopo dai vari Stati. Così possono diventare davvero uno strumento potente per aiutare i risparmiatori a investire in modo efficiente. Vorremmo impegnarci a dialogare con le istituzioni e con l’industria, in casa nostra e in Europa, per concretizzare questo progetto».