Caro carburante . Al vaglio del Cdm di oggi l’ipotesi di estendere il taglio sul diesel fino al 6 settembre Il governo: «Serve intervento europeo su extraprofitti». La presidenza irlandese apre al confronto
Il governo si appresta a rinnovare oggi il taglio delle accise sul diesel per alleggerire il conto che gli automobilisti italiani dovranno pagare alla pompa in vista del controesodo di fine agosto. L’estensione dello sconto dovrebbe ricalcare – ma il condizionale è d’obbligo perché le riflessioni sono ancora in corso – , l’intervento messo in campo fino allo scorso 24 agosto e poi allungato di altri due giorni grazie al meccanismo delle accise mobili, pari a 17,1 centesimi di riduzione sull’aliquota relativa al gasolio. Sulla durata del taglio la quadra sarà evidentemente individuata in modo collegiale quando, alle 18 di oggi pomeriggio, si riunirà il Consiglio dei ministri, ma l’orientamento sarebbe quello di estendere l’intervento per una decina di giorni, almeno fino al 6 settembre, quando, con i dati dell’extragettito di agosto in mano – che si è certi sarà più alto di quello di luglio (20 milioni) grazie all’esodo per le ferie estive e ai listini più cari -, si potrà valutare come intervenire nuovamente per fronteggiare ancora l’impatto del caro-energia.
Ad anticipare le mosse dell’esecutivo è stato ieri il vicepremier Matteo Salvini a margine del meeting di Rimini, dopo che aveva preso parte in mattinata al vertice convocato in videocollegamento dalla premier Giorgia Meloni e al quale avevano partecipato anche l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. «Faremo domani un Consiglio dei ministri (oggi per chi legge, ndr), intanto prorogheremo lo sconto diesel. Poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi ovviamente e i soldi vanno chiesti laddove ci sono», aveva spiegato il titolare del Mit lasciando trapelare la volontà dell’esecutivo di individuare nuove coperture per sostenere gli interventi contro il caro-bollette. Coperture che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero arrivare anche da una nuova tassazione a livello comunitario sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Un tema, quest’ultimo, su cui anche ieri la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, è tornata a ribadire la linea di Bruxelles espressa già il giorno prima («la tassazione degli extraprofitti rientra nella competenza degli Stati membri») chiudendo di fatto la strada a un intervento dell’Ue che, ha ricordato Pinho, «avevamo effettivamente proposto, ma lo avevamo fatto in circostanze estremamente eccezionali, quando i prezzi avevano raggiunto livelli senza precedenti».
Una linea non condivisa, però, dal governo, che ieri, attraverso fonti di Palazzo Chigi, ha rilanciato il dossier precisando che la missiva inviata nei giorni scorsi dall’Italia insieme ad altri cinque Paesi (Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna) alla presidenza di turno irlandese «è un’iniziativa politica pensata per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri» e che «la Commissione non è dunque il destinatario di un’istanza formale di valutazione, ma la discussione attiene al dialogo politico sovranazionale tra Stati membri». Un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese, è la tesi sostenuta da Palazzo Chigi, «rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato» con penalizzazioni «per le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno». Ergo: un intervento coordinato a livello europeo «è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva», si rimarca. È questa, dunque, la posizione che l’Italia porterà avanti e sulla quale cercherà un asse con gli altri Paesi in seno al Consiglio Ue. Potendo contare su una prima apertura da parte della presidenza irlandese di turno alla guida del Consiglio Ue, come ha spiegato ieri un portavoce. «I governi di tutta Europa prestano giustamente grande attenzione agli sviluppi sui mercati dell’energia e al loro impatto sulle famiglie, sulle imprese e sull’economia nel suo complesso. Il Tánaiste, vicepremier e ministro delle Finanze, discuterà con i colleghi ministri europei il mondo più appropriato per dare seguito alle questioni sollevate nella loro lettera». Un primo confronto, è l’attesa, avverrà in contatti bilaterali tra il ministro irlandese Simon Harris e gli altri ministri europei delle Finanze, secondo quanto si apprende a Bruxelles. Poi, tutti i ministri delle Finanze dei Ventisette si ritroveranno al Consiglio Ecofin informale del 18 e 19 settembre a Dublino dove si potrà riprendere la discussione. Con l’Italia decisa dunque a far valere le sue ragioni. Anche su un altro dossier caldo, quello della revisione dell’Ets, su cui ieri è tornato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «Occorre rivedere il meccanismo infernale del sistema Ets, che gonfia in modo artificiale il prezzo dell’elettricità, con effetti distorsivi tra i Paesi europei».
Quanto alla mossa attesa oggi in Cdm, il governo dovrà trovare la quadratura del cerchio consapevole che il rubinetto delle risorse a disposizione non è infinito e che finora, solo per assicurare il taglio delle accise, sono stati spesi 1,908 miliardi, che salgono a 2,412 miliardi considerando anche i 504 milioni messi in campo per assicurare agevolazioni mirate – dall’autotrasporto alla pesca – attraverso i crediti d’imposta. Per l’autotrasporto gli aiuti sono iniziati a marzo e arrivano fino a fine agosto, mentre per gli altri comparti, agricoltura compresa, sono finiti a maggio e gli operatori chiedono nuovi interventi che sono al vaglio dell’esecutivo insieme ad aiuti mirati – dai fringe benefit alla social card proposta dal Mimit mesi fa – per le fasce di reddito più basso.