27.05.2026

Sogin, mezzo miliardo di appalti nel 2026: l’indotto per le imprese

  • Il Corriere della Sera

Oltre mezzo miliardo di valore per lavori messi a gara quest’anno. Sogin accelera nel decommissioning, lo smantellamento delle quattro ex centrali nucleare. Ma parallelamente guarda anche alle prospettive di sviluppo su altri fronti, in un’Italia che proprio in questi giorni ha in Parlamento l’approvazione delle delega propedeutica a riportare la produzione di energia nucleare nel Paese. «Sono state superate le difficoltà iniziali— dichiara l’ad Gian Luca Artizzu, in carica da tre anni — quando avevamo pochi contratti da lavorare, pochi cantieri aperti e l’avanzamento non stava andando con il giusto ritmo e, soprattutto, fondi rischi da accantonare per oltre 90 milioni. Adesso la crisi economica è risolta, il decommissioning è al 47,7% del totale calcolato in valore economico ed è instradato su binari solidi. Quest’anno abbiamo in corso gare per oltre 420 milioni e ho dato un obiettivo per superare la quota di un altro centinaio di milioni. La media annua storica è attorno ai 90–95 milioni all’anno e partivamo molto più sotto questo numero».

Gli appalti riguardano la costruzione di impianti per il trattamento di rifiuti nucleari, altri depositi temporanei e smantellamento vero e proprio. Alle gare partecipano soprattutto le aziende italiane, spesso attive nei territori che ospitano le ex centrali. «Oggi — dichiara Artizzu — si può parlare per Sogin come di un’azienda che può avere la legittima aspettativa di pensare anche allo sviluppo futuro». Per esempio? «Stiamo investendo assieme ad alcuni privati facendo da attrattore di capitali per costruire un impianto Bess (accumuli a batteria)a Latina. E porteremo la nostra tecnologia all’estero. Abbiamo un’esperienza avanzata nel campo della grafite. La Japan Atomic Power Company ha stipulato una convenzione di scambio tecnologico per lo smantellamento dei reattori a grafite. Il 5 maggio, la Nuclear Decommissioning Authority britannica ci ha chiesto di stipulare una convenzione analoga». Oltre al decommissioning, al deposito nazionale e al ciclo del combustibile, Sogin pensa alla valorizzazione delle aree e a come mettere a frutto le competenze «che sono elevate — dichiara Artizzu — e devono spingersi anche fuori dai confini dei siti italiani». Che, per inciso, sarebbero adatti per ospitare gli small modular reactor, i piccoli reattori su cui punta l’Italia per il ritorno del nucleare, visto che era già questo l’uso per cui erano stati scelti 60 anni fa.