SoftBank ha ricevuto richieste per oltre 20 miliardi di dollari per un nuovo prestito obbligazionario che potrebbe diventare uno dei più grandi di sempre tra quelli considerati ad alto rischio, cioè emessi da società con un giudizio di affidabilità basso. Lo riporta Bloomberg, citando persone a conoscenza dell’operazione. Il denaro servirà a sostenere gli investimenti del gruppo giapponese in OpenAI. Del resto, proprio SoftBank è da sempre uno dei maggiori investitori nella società di Sam Altman.
Con questa mossa, il gigante nipponico si pone un obiettivo piuttosto importante: raccogliere l’equivalente di oltre 11 miliardi di dollari, divisi tra una tranche da 10 miliardi in dollari e una da un miliardo di euro. A quanto pare, però, la domanda è già circa il doppio dell’offerta,
Anche per questo, secondo le fonti citate da Bloomberg, non esiste un tetto alla dimensione dell’operazione e nessuna decisione è ancora definitiva.
A rendere l’operazione molto interessante sono i rendimenti. Nei sondaggi preliminari con gli investitori, la tranche più lunga in dollari, un titolo a sette anni e mezzo, è stata discussa con un rendimento fino a circa il 10%. Per la scadenza più lunga in euro, a sei anni, si è parlato di un livello intorno all’8,5%. Se il prezzo finale restasse su questi valori, sarebbero rendimenti record. Va detto, però, che l’emissione non è ancora entrata nella fase della cosiddetta guida iniziale di prezzo. E che i giorni decisivi dovrebbero essere i prossimi.
Negli ultimi anni, il conglomerato guidato da Masayoshi Son ha impegnato quasi 65 miliardi di dollari in OpenAI. Insieme alle altre partecipazioni nel settore, questo ne fa uno dei maggiori investitori mondiali nell’intelligenza artificiale. Per questo l’emissione viene letta come una prova della fiducia del mercato verso l’AI, in una fase in cui promesse e rischi del settore alimentano la volatilità sui mercati globali.
L’obbligazione è l’ultimo tassello di una lunga serie di operazioni. A marzo scorso, la società giapponese ha firmato un prestito ponte da 40 miliardi di dollari per finanziare un ulteriore investimento in OpenAI.
Certo, il contesto non aiuta. Il costo del denaro è salito sui mercati, con le principali economie alle prese con un’inflazione che è tornata a preoccupare. Il rendimento del bond in dollari di SoftBank con scadenza 2031 è arrivato all’8,2% all’inizio di settembre, contro il 6,7% toccato a gennaio. Senza dimenticare che un ulteriore elemento di incertezza è arrivato dagli appelli di alcuni vertici delle grandi piattaforme di intelligenza artificiale, OpenAI compresa, a rallentare lo sviluppo per ragioni di sicurezza. Anche per questo il costo per assicurarsi contro un default di SoftBank è salito ai massimi degli ultimi tre anni. Gli investitori guardano inoltre alle parole di Sam Altman, che ha escluso una quotazione di OpenAI quest’anno. Una notizia non positiva, per i giapponesi, perché una Ipo avrebbe reso più liquido l’investimento di SoftBank.
Le stesse tensioni pesano su un’altra società del gruppo. SB Energy, lo sviluppatore di data center negli Stati Uniti sostenuto da SoftBank, OpenAI e Nvidia, ha rallentato il percorso verso la quotazione in Borsa, riporta il Financial Times. L’obiettivo resta una valutazione di circa 50 miliardi di dollari, nonostante la società non abbia ancora messo in funzione nemmeno un data center. Secondo persone a conoscenza del dossier, SB Energy aspetta che il clima degli investitori verso il settore si stabilizzi.
Infine, un dettaglio da non sottovalutare: il merito di credito. S&P e Fitch, infatti, assegnano a SoftBank un rating BB+, il gradino più alto della fascia speculativa. Per fare un esempio, Alphabet e Amazon, i due maggiori emittenti di obbligazioni societarie del 2026, hanno rispettivamente AA+ e AA.
Intanto, a proposito di OpenAI, fa discutere l’uscita di Alex Karp, amministratore delegato di Palantir. In un’intervista a CNBC ha sostenuto che i grandi laboratori di AU andrebbero nazionalizzati e che chi sviluppa in modo irresponsabile dovrebbe risponderne anche penalmente. Secondo Karp, gli appelli a rallentare lanciati nei giorni scorsi da Altman, Amodei e Musk servirebbero soprattutto a scaricare sullo Stato il rischio di cause legali. E su un’eventuale quotazione di OpenAI è stato netto: potrebbe non arrivare mai. Va detto che Palantir si propone come alternativa a questi modelli, e chiaramente il ceo ha tutto l’interesse a ridimensionarli.