23.09.2026

Snam, avanza il piano di dismissioni Cessione lampo del 5% di De Nora

  • Il Sole 24 Ore

Snam avanza nel deconsolidamento degli asset non strategici, come previsto dall’ultimo piano industriale, e chiude il cerchio attorno alla vendita del 5% di De Nora – detenuto attraverso il veicolo Asset Company 10 – con un collocamento lampo avviato nel tardo pomeriggio di lunedì a mercati chiusi. Così il gruppo guidato da Agostino Scornajenchi ha formalizzato ieri la dismissione di circa 10 milioni di azioni della società green tech attiva nei processi elettrochimici e nelle tecnologie per la transizione green per un controvalore di 67 milioni di euro e un lock up (l’impegno a non intervenire sulla quota residua dopo una procedura straordinaria) di 90 giorni.

L’operazione è stata chiusa nel giro di poco tempo con il book coperto in 30 minuti dal lancio, secondo quanto comunicato da Goldman Sachs (il sole bookrunner mentre Latham & Watkins ha assistito il venditore), e con un effetto di pressione sul titolo di De Nora che ha lasciato sul terreno il 18%, come sempre accade a valle di un collocamento accelerato per le consuete dinamiche collegate al prezzo di collocamento (che ingloba uno sconto del 9,5% rispetto al precedente prezzo di chiusura del titolo, pari a 7,40 euro).

Insomma una mossa attesa dal mercato secondo la traiettoria disegnata dall’ad Scornajenchi che ieri, a valle della presentazione del nuovo numero dell’Osservatorio Polaris (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), ha ribadito il razionale della cessione, a valle della quale restano in pancia a Snam circa 33 milioni di azioni (il 16,6% circa). «L’operazione rientra nel nostro piano di “rotazione degli asset” annunciato con il piano industriale – ha detto il ceo -. Rimaniamo azionisti di riferimento di De Nora, abbiamo limato la nostra partecipazione, ma resta un interesse di lungo periodo anche se evidentemente riveste una connotazione meno strategica rispetto a quello che poteva essere originariamente previsto nel momento in cui l’operazione fu varata».

Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al business dell’idrogeno che rientra tra le attività di De Nora ma che risulta meno prioritario per di Snam, il cui focus industriale è concentrato ora sul rafforzamento della sicurezza energetica – a tal proposito, l’ad ha annunciato il raggiungimento del 90% degli stoccaggi gas per fine ottobre (ora l’asticella ha superato l’85%) – e sull’affidabilità delle infrastrutture gas. Due binari su cui Snam ha incardinato la propria strategia identificando così nel piano 2026-2030 un programma di rotazione degli asset di circa 3 miliardi, attraverso la combinazione della vendita di 1,6 miliardi di partecipazioni giudicate non più strategiche con acquisizioni selettive per 1,2 miliardi in modo da rafforzarsi in aree ad alto potenziale e strategicamente rilevanti.

La cessione si inserisce, dunque, in questo contesto all’interno del quale Snam è intenzionata a stringere sulla cessione di asset non core quali De Nora – dove, comunque, come ribadito dall’ad, resta un presidio importante -, ma anche di altre partecipazioni minoritarie e non regolate, vale a dire quote e attivi in cui il gruppo non ha il controllo diretto o che non impattano la sicurezza della rete nazionale ed europea. Ergo: attività non coperte da tariffe regolate o non funzionali al rafforzamento delle infrastrutture energetiche di trasporto, stoccaggio e rigassificazione, come pure partecipazioni internazionali che non rientrano sulle grandi direttrici chiave collegate alla rete italiana e che non contribuiscono a potenziare la sicurezza energetica. Un modo per dire che sono considerate funzionali alle priorità del gruppo partecipazioni come quelle detenute in Tap (il gasdotto transadriatico che trasporta il gas azero in Europa) o in Desfa – l’operatore nazionale della rete greca di trasporto gas di cui Snam detiene una quota di controllo per il tramite del consorzio Senfluga al quale fa capo il 66% della società – ma anche il SeaCorridor (il veicolo, gestito pariteticamente con Eni, che coordina le attività dei gasdotti tra Italia e Algeria). Su queste, quindi, non ci saranno interventi. Mentre altre, con le caratteristiche delineate sopra, rientrano nella revisione voluta dall’ad, ma al momento non ci sono ulteriori mosse dietro l’angolo su questo versante.

Quanto alla partita su Byoenerys (biometano) – che Snam deve, però, obbligatoriamente cedere per i vincoli legati all’unbundling e fissati dalle normative europee, in base alle quali si stabilisce una separazione tra chi gestisce una infrastruttura di rete e chi produce o vende energia – è stato lo stesso ceo a fornire ieri un aggiornamento. «Siamo arrivati all’ultima puntata di questo lungometraggio. Per la fine di settembre sono attese l’ultimo giro di offerte da parte degli operatori». I soggetti «sono tanti», ha aggiunto, «l’obiettivo è chiudere quanto prima possibile».