L’Italia corre per recepire le nuove regole europee sul mercato dei rating ESG. I fornitori di valutazioni ambientali, sociali e di governance dovranno ottenere un’autorizzazione europea, rendere pubbliche le metodologie adottate e tenere separate le attività di consulenza da quelle di valutazione. Le imprese saranno giudicate con maggiore trasparenza, ma dovranno anche garantire la qualità dei dati forniti.
Lo prevede lo schema di decreto legislativo di adeguamento del TUF al Regolamento (UE) 2024/3005 in materia di trasparenza e integrità dei rating ESG, atteso in questi giorni in consiglio dei ministri. Il provvedimento affida alla Consob la vigilanza sul settore e introduce obblighi stringenti per i fornitori di valutazioni di sostenibilità.
Rating ESG trasparenti e regolamentati
Sul piano tecnico-giuridico, lo schema del decreto si muove su due assi. Il primo è l’adeguamento dell’ordinamento interno al regolamento (UE) 2024/3005 sulla trasparenza e integrità dei rating ESG; il secondo è la correzione del d.lgs. n. 47 del 2026 sulla riforma dei mercati dei capitali. La relazione illustrativa chiarisce che i rating ESG sono divenuti uno snodo informativo essenziale per investimenti, gestione dei rischi e obblighi di disclosure, sicché il legislatore europeo ha imposto un quadro più rigoroso su autorizzazione, governance, indipendenza metodologica e conflitti di interesse. L’obiettivo dichiarato è riportare ordine nel mercato dei rating ESG attualmente carente e non pienamente funzionante. I fornitori di rating ESG valutano imprese e strumenti finanziari sulla base di criteri ambientali, sociali e di governance, orientando miliardi di investimenti verso la finanza sostenibile, ma le metodologie sono opache, i conflitti di interesse diffusi, la comparabilità dei prodotti quasi impossibile. Il Regolamento europeo vuole cambiare tutto questo, introducendo autorizzazione obbligatoria da parte dell’ESMA per i fornitori stabiliti nell’UE, requisiti di trasparenza sulle metodologie, obblighi di governance e principio della separazione delle attività commerciali.
La Consob vigila senza costi aggiuntivi per la finanza pubblica
Il decreto introduce nel TUF il nuovo articolo 4-bis.1, che designa la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, Consob, come autorità vigilante. Eserciterà le funzioni e i poteri previsti dal Regolamento europeo affiancando l’ESMA nella sorveglianza sui fornitori di rating ESG operanti in Italia. La designazione non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
La Consob provvede all’attuazione dei compiti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. In altre parole, saranno i fornitori di rating ESG, e più in generale gli operatori vigilati a pagare il costo della nuova supervisione, attraverso il meccanismo di autofinanziamento già in uso per le altre attività di vigilanza della Commissione.
Per Consob le nuove attribuzioni ESG, insieme alla clausola di neutralità finanziaria della riforma del TUF, comportano una ricaduta istituzionale precisa: ampliamento delle funzioni senza corrispondente espansione di risorse pubbliche con l’obiettivo di presidiate le infrastrutture informative della finanza sostenibile.
Regole stringenti per gli operatori
Nel mercato dei rating ESG l’impatto operativo sarà immediato, sia i fornitori sia i soggetti che utilizzano tali valutazioni nei processi decisionali si troveranno a operare all’interno di un sistema in cui la vigilanza nazionale sarà formalmente coordinata con il presidio europeo dell’ESMA, con la conseguenza che diverranno più stringenti le regole sulla trasparenza delle metodologie, sulla tracciabilità delle fonti informative e sulla gestione dei conflitti di interesse. Per investitori e imprese valutate, il rating assumerà così il valore di un’informazione più verificabile, comparabile e affidabile.