26.06.2026

Ue, meno tasse per eredi di Pmi

  • Italia Oggi

Ridurre il carico fiscale sul passaggio generazionale delle Pmi per evitare che aziende economicamente sane chiudano per mancanza di successori o vengano acquisite da investitori extra Ue. È questo l’obiettivo della Raccomandazione adottata il 22 giugno dalla Commissione europea sul trasferimento delle Pmi, con cui Bruxelles invita gli Stati membri a rivedere la disciplina fiscale applicabile a successioni, donazioni e cessioni d’impresa. Il documento, inserito tra le iniziative della Strategia per il mercato unico 2025, indica agli Stati una serie di interventi ritenuti prioritari per favorire la continuità aziendale.

Secondo la Commissione, l’invecchiamento della popolazione europea sta riducendo progressivamente il numero di potenziali successori o acquirenti di imprese. Il rischio è che aziende redditizie cessino l’attività oppure siano rilevate da operatori extra Ue, in un contesto in cui gli investimenti diretti stranieri sono sempre più concentrati in comparti strategici come difesa, semiconduttori e aerospazio. Per questo Bruxelles afferma che “la legislazione tributaria nazionale non dovrebbe ostacolare il trasferimento delle Pmi” e invita gli Stati membri a utilizzare la leva fiscale per agevolare il ricambio generazionale.

La Raccomandazione suggerisce di introdurre esenzioni, riduzioni o differimenti d’imposta nei casi di trasferimento d’impresa. Le agevolazioni dovrebbero riguardare sia le successioni sia le donazioni e applicarsi ai beni impiegati esclusivamente nell’attività economica. La Commissione raccomanda inoltre che eventuali benefici fiscali non differenzino il trattamento in funzione della forma giuridica dell’operazione o del soggetto destinatario del trasferimento, evitando disparità tra passaggi all’interno della famiglia, ai dipendenti, al management o a soggetti terzi.

Tra le misure indicate figura anche l’introduzione di incentivi per gli imprenditori che reinvestono le plusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni in società non quotate all’interno di un’altra Pmi attiva. Bruxelles invita inoltre gli Stati membri a ridurre, abolire o rinviare il pagamento delle imposte di registro, dei diritti di bollo e degli altri tributi indiretti collegati ai trasferimenti.

Per quanto riguarda i trasferimenti transfrontalieri, la Commissione raccomanda di riconoscere le imposte di successione già versate in altri Stati membri e di rafforzare la rete delle convenzioni contro la doppia imposizione in materia successoria, ancora oggi limitata rispetto agli altri ambiti della fiscalità internazionale.

Le misure di favore, tuttavia, non dovrebbero essere automatiche. La Commissione suggerisce di subordinare gli incentivi alla prosecuzione dell’attività economica nell’Ue per un periodo minimo oppure al mantenimento dei livelli occupazionali da parte del nuovo proprietario. Allo stesso tempo ribadisce che gli Stati conservano piena competenza nel contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Per questo la Raccomandazione invita a negare i benefici quando il trasferimento sia realizzato “con lo scopo principale, o uno degli scopi principali, di ottenere un vantaggio fiscale contrario alla finalità della normativa nazionale e non risulti genuino alla luce dei fatti e delle circostanze del caso”.

La Raccomandazione si inserisce in un dibattito più ampio sulla tassazione della ricchezza e delle successioni. Pochi giorni prima della Raccomandazione, il Joint Research Centre (JRC), il centro studi della Commissione europea, aveva diffuso un’analisi dedicata alle tasse di successione nei principali Paesi europei. Secondo il rapporto, le successioni rappresentano tra il 50% e il 60% della ricchezza privata complessiva dell’Unione, ma le relative imposte producono mediamente appena lo 0,5% del gettito tributario, a causa di basi imponibili ristrette, ampie esenzioni e diffuse possibilità di pianificazione fiscale.

Attraverso simulazioni elaborate su Italia, Francia, Germania e Spagna, il JRC stima che le eredità siano destinate a raddoppiare entro il 2050 per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della maggiore ricchezza accumulata dalle famiglie. Da qui la conclusione secondo cui “i Paesi che oggi raccolgono poche entrate dalle imposte di successione potrebbero valutare una riforma del proprio sistema nell’ambito di una più ampia strategia fiscale per adattarsi ai cambiamenti demografici”. Lo stesso studio, tuttavia, invita a prestare attenzione alle agevolazioni sulle imprese familiari. Richiamando diversi studi, il JRC osserva che trasferire automaticamente l’azienda agli eredi non sempre produce i migliori risultati economici e che “le agevolazioni fiscali per le imprese familiari non dovrebbero essere troppo generose, per evitare di incentivare il passaggio dell’impresa a eredi meno capaci”.