Se non puoi combatterli, fatteli amici. E così dopo aver rastrellato in Borsa il 9,9% del capitale e promosso un’offerta parziale su un altro 20 – rifiutata dal cda – il colosso italiano di armi e munizioni Beretta trova un accordo con l’americana Sturm Ruger & Co per diventare socio di riferimento, mantenendo però l’indipendenza della società quotata al Nyse.
Attraverso la capogruppo lussemburghese, Beretta Holding, l’azienda presieduta da Pietro Gussalli Beretta ha siglato un accordo per salire fino al 25% del capitale di Ruger, che le dà anche diritti di governance, dato che potrà nominare due suoi esponenti in un cda di 11 membri. Verrà quindi promossa un’Opa parziale a 44,8 dollari per azione – stesso valore di quella che il board di Ruger aveva bocciato a marzo – che corrisponde a un premio del 20% rispetto alle quotazioni dei 60 giorni precedenti l’annuncio e a un quattro per cento in più rispetto ai valori di ieri. «Siamo lieti di aver raggiunto questo accordo con Ruger – dice Gussalli Beretta, presidente di un’azienda familiare con oltre 500 anni di storia – Questa cooperazione è in linea con la strategia del gruppo volta a rafforzare ulteriormente la nostra presenza negli Stati Uniti, mercato chiave in cui siamo attivi da decenni».
Oggi su 1,7 miliardi di fatturato consolidato, Beretta Holding ne genera già il 39% negli Usa. «Siamo ansiosi di collaborare con Ruger – conclude Gussalli Beretta – per raggiungere il nostro obiettivo comune: migliorare l’attuazione delle strategie e posizionare Ruger in modo da favorire la creazione di valore». Beretta Holding realizza due terzi dei suoi ricavi con prodotti a uso civile – tra cui i fucili da caccia inglesi Holland & Holland – e un terzo con armi per uso militare e quelle destinate alle forze dell’ordine. Ruger invece è un gruppo da 546 milioni di dollari di ricavi basato a Southport, in Connecticut. «Questo accordo è strategicamente prezioso e andrà a beneficio di tutti gli stakeholder – commenta il presidente di Ruger, John Cosentino – Come cda la nostra responsabilità e il nostro dovere è agire nel migliore interesse di tutti gli azionisti. L’accordo garantisce stabilità e crea un quadro di riferimento per un impegno produttivo con Beretta Holding, preservando l’indipendenza e gli standard di governance di Ruger». E così la holding italiana, che sotto la gestione Pietro Gussalli Beretta in vent’anni a suon di acquisizioni ha moltiplicato per circa sette volte ricavi margini, aggiunge un altro avamposto strategico come il 25% Ruger. In uno dei mercati più importanti al mondo per il settore.