Nvidia, l’azienda californiana specializzata in quei chip che oggi sono sempre più essenziali a far funzionare l’intelligenza artificiale, è pronta a garantire un finanziamento da 250 miliardi di dollari a beneficio di OpenAI, la “madre” del popolarissimo chatbot ChatGpt. Se l’affare andrà in porto, sarà una delle transazioni finanziarie più grandi mai realizzate con il boom del machine learning negli Stati Uniti. Tale da permettere di realizzare un’infrastruttura legata all’IA altrettanto ambiziosa: un mega data center, il più grande mai progettato finora, che partirà da una potenza di 800 megawatt entro il 2028, grazie al coinvolgimento di risorse energetiche controllate dal governo americano (e finanziate separatamente dal Giappone in base a un recente accordo stretto col segretario al Commercio Howard Lutnick, coinvolto nella decisione sull’assegnazione dell’energia) per arrivare in futuro addirittura a 10 gigawatt.
Pari, per intenderci, alla potenza energetica prodotta da dieci reattori nucleari. Sì, perché tenendo conto che oggi il già vorace consumo energetico dei data center è mediamente di 50 megawatt, il nuovo centro richiederà la stessa quantità di elettricità necessaria ad alimentare più di una metropoli.
Il progetto rientra nella partnership strategica tra i due colossi americani già annunciata lo scorso settembre, quando il chipmaker americano s’impegnò a investire in OpenAI (a ora, già oltre 30 miliardi) in cambio dell’impiego di almeno 10 gigawatt di sistemi Nvidia: un modo per velocizzare quella potenza di calcolo che per l’ad dell’azienda di intelligenza artificiale Sam Altman «sarà la base dell’economia del futuro e delle innovazioni a venire».
Se approvato, il piano, svelato ieri dal Wall Street Journal, permetterà a OpenAI di affittare il mega impianto di proprietà di SoftBank, che la società di investimento del miliardario giapponese Masayoshi Son sta sviluppando nel Sud dell’Ohio. Con le garanzie di Nvidia, OpenAI può ora indebitarsi a condizioni molto migliori ed è agevolata nella trattativa per accaparrarsi la gestione del sito, che vanno avanti già da diverse settimane. A quella gestione sono interessate anche altre big come Anthropic, Microsoft e Google, società che di recente hanno incontrato Lutnick. Le più grandi aziende che si occupano di IA sono infatti tutte alla disperata ricerca dell’energia necessaria a far funzionare i loro modelli, e la gara per il sito in Ohio è diventata la più cruciale per il dominio del settore. Alla fine della corsa, il progetto complessivo potrebbe arrivare a costare la cifra astronomica di 500 miliardi di dollari, compresi i chip da installare nei data center. Intanto, proprio gli investimenti nell’intelligenza artificiale fanno un inaspettato sgambetto a
Elon Musk: la sua xAi non va. Dopo la fusione con SpaceX nel febbraio 2026, gli undici co-fondatori hanno lasciato in seguito a contrasti interni, i costi sono diventati proibitivi e l’azienda è stata costretta ad affittare i suoi impianti alla concorrenza. Le perdite hanno trascinato pure le azioni di SpaceX, il cui valore si è dimezzato assieme a Tesla, giù del 18 per cento, tanto da far perdere, almeno per ora, all’uomo più ricco del mondo la corona appena conquistata di primo “trilionario” al mondo.
28.07.2026
Nvidia scommette su OpenAI e rilancia la corsa al data center
- La Repubblica