L’Antitrust avvia la fase istruttoria per approvare l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Lo fa dopo due mesi e mezzo di analisi, svolte le quali ha ritenuto che l’operazione possa «ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva in diversi e numerosi mercati bancari e assicurativi, su base locale e nazionale». Il passo era atteso, data la rilevanza degli operatori e l’ampiezza degli ambiti interessati. Ma è la prima volta che l’Agcm ha esposto e motivato le criticità del dossier. Per Intesa Sanpaolo la decisione non muta l’agenda dell’Opas: si stima che il Garante possa concludere l’esame entro il 30 novembre.
La gravosità degli impegni richiesti sarà, comunque, cruciale. L’Agcm non ha rilevato le condizioni per inviare in Europa il dossier, «in quanto ciascuna delle parti realizza più di due terzi dei ricavi in un unico Stato membro». Mps preferirebbe coinvolgere l’Antitrust Ue: ma anche quello guidato da Saverio Valentino, fin qui, non ha fatto sconti. E nel provvedimento ha descritto i diversi ambiti che l’Opas può «ostacolare in modo significativo». Si parte dai
«mercati provinciali della raccolta bancaria», con 20 province in cui il polo unito avrebbe quote oltre le soglie di legge; i «mercati degli impieghi a famiglie consumatrici», con criticità in 72 province, e degli «impieghi a famiglie produttrici e Pmi», oltre soglia in 17 province. Poi «i mercati regionali degli impieghi a imprese medie e grandi», a rischio soglia in 9 regioni; i «mercati provinciali del risparmio amministrato», con 27 province sotto scrutinio, e «della distribuzione del risparmio gestito». Inoltre i «mercati della produzione dei servizi di risparmio gestito», con rischi «di particolare rilievo» perché nelle gestioni patrimoniali il polo unito avrebbe il 50-55% del mercato. Infine «i mercati della produzione e distribuzione assicurativa», dati «i legami strutturali e i rischi di scambio di informazioni tra Intesa e Generali», che in Italia hanno insieme il 30-35% della distribuzione Vita.
L’Antitrust da un lato pare accogliere la tesi di Intesa, per cui se questa rilevasse il 13,3% di Mediobanca nel Leone, è «da escludere che Intesa sarebbe in grado di esercitare un controllo di fatto su Generali, non potendo nominare in autonomia la maggioranza del cda». Tuttavia, l’Agcm rileva anche «i legami strutturali» che Intesa avrebbe diventando primo socio nel Leone. Dopo la fusione, si legge, «l’incentivo di Intesa a competere aggressivamente nei confronti di Generali potrebbe risultare significativamente attenuato». L’Antitrust fissa 10 giorni per sentire le «parti coinvolte». Forse anche Mps e Generali, che a luglio hanno inviato al Garante memorie sul ruolo di Intesa.