17.09.2026

Commercialisti, riforma vicina

  • Italia Oggi

Ventuno anni dopo il decreto legislativo 139 del 2005 il «restyling» delle regole per l’esercizio della professione di dottore commercialista ed esperto contabile (2628) è pronto per l’esame dell’aula della Camera: lunedì 21 settembre, infatti, il provvedimento – che include la «chance» di pattuire l’emolumento col cliente, rispettando, però, la legge 49/2023 sull’equo compenso per le prestazioni degli autonomi, e mette «nero su bianco» che l’ambito «giuslavoristico» figura fra le attività tipiche svolte dagli esponenti della categoria – sbarcherà nell’Assemblea per la discussione generale che precederà il voto. E, intanto, ieri pomeriggio in commissione Giustizia, insieme al conferimento del mandato ai relatori Alessandro Palombi (FdI) e Tommaso Calderone (Fi), è stato inserito nel testo l’emendamento di maggioranza che recepisce la condizione espressa nel parere della commissione Bilancio finalizzata a garantire il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, allineando, si legge, la formulazione della clausola di invarianza finanziaria (ossia che dalle norme non dovrà derivare alcuna spesa aggiuntiva a carico dello Stato) a «quella più comunemente utilizzata nella prassi».

L’iniziativa governativa (licenziata dal Consiglio dei ministri dell’11 settembre dello scorso anno), che punta alla revisione statutaria delle peculiarità dei circa 120.000 iscritti agli Albi dei commercialisti, detta i principi e i criteri a cui dovrà attenersi il governo esercitando la delega – entro 12 mesi dall’entrata in vigore della normativa – in materia di individuazione delle attività riservate, svolgimento della professione in forma associata, o societaria, incompatibilità, compenso, sistema elettorale del Consiglio nazionale e degli Ordini territoriali della categoria economico-giuridica; poco prima della pausa estiva dei lavori parlamentari (si veda ItaliaOggi del 23 luglio) la II commissione di Montecitorio ha ultimato le votazioni delle proposte di modifica, varando le correzioni promosse da Cristina Almici di FdI per aggiungere l’ambito «giuslavoristico» alle attività tipiche della professione e per fermare la «moltiplicazione di sotto-albi, o elenchi professionali autonomi, prevedendo una chiara definizione delle funzioni delle figure specialistiche».

A incassare il «via libera», con riformulazione, pure l’emendamento leghista (a prima firma di Giulio Centemero) orientato a «rivedere la disciplina riguardante le cause di decadenza dalla carica di componente del Consiglio nazionale e dei consigli degli Ordini territoriali, prevedendo, in particolare, che costituiscano cause di decadenza l’assunzione di cariche di governo a livello nazionale, nonché di presidente di regione, o provincia autonoma, di presidente di una provincia con più di un milione di abitanti, o di sindaco di un comune con più di 500.000 abitanti». Con l’approdo nell’Aula della Camera il 21 settembre, dunque, la riforma ordinamentale dei commercialisti si avvia a completare la prima lettura parlamentare a poco più di un anno dal «via libera» di Palazzo Chigi.