La partita dell’ex Ilva si deciderà ai tempi supplementari. Mentre il governo era pronto ad approvare un decreto legge d’urgenza per tutelare i lavoratori, la Cassazione ha anticipato al 20 ottobre la discussione del ricorso straordinario presentato dalle gestioni commissariali di Ilva spa e Acciaierie d’Italia, contro il provvedimento di spegnimento dell’area a caldo emesso dalla Corte d’appello di Milano. La prima conseguenza è l’aggiornamento, dopo un confronto
andato avanti per poco meno di quattro ore, del tavolo a Palazzo Chigi con i sindacati. Subito dopo l’esecutivo ha chiesto e ottenuto dalle aziende dell’indotto la sospensione delle procedure di licenziamento per 2.500 addetti, in attesa della decisione della Suprema Corte. Nel frattempo, i legali dell’azienda presenteranno un’altra istanza cautelare per chiedere la sospensione dell’esecutività del provvedimento emesso a Milano, in attesa del verdetto definitivo.
Il futuro del complesso siderurgico resta appeso a un filo. Nella riunione con i sindacati, il governo ha illustrato una serie di misure che sarebbero state inserite in un decreto urgente che il consiglio dei ministri avrebbe approvato già nella giornata di ieri. Se la situazione non dovesse cambiare, nell’immediato si procederebbe con la cassa integrazione. Il futuro, invece, è tutto da costruire. Passa attraverso il rilancio produttivo, anche senza l’area a caldo, ma con
la costruzione di forni elettrici, oltre agli impianti Dri (per questi ultimi i finanziamenti sono già disponibili). Su questo fronte, si attende l’offerta vincolante della cordata italiana con Federacciai e altre 14 aziende del settore, che sarà valutata insieme con le altre due proposte presentate da Jindal Steel International e Flacks Group. L’obiettivo è di dar vita ad una società partecipata dallo Stato.
Il governo ha provato a rassicurare i sindacati: gli ammortizzatori sociali non saranno per cessazione di attività. Si ricorrerà alla cassa integrazione in deroga. La ministra del Lavoro, Elvira Calderone, ha affermato che occorre rassicurare i 2.500 addetti dell’indotto per i quali sono state avviate le procedure di licenziamento. Per convincere le aziende a tornare sui propri passi e sostenere i sindacati che dovranno affrontare le vertenze il governo è pronto a
mettere a disposizione strumenti straordinari, oltre la garanzia per le società appaltatrici di vedere soddisfatti i crediti maturati nei confronti dell’ex Ilva. Innanzitutto, la cig in deroga riguarderebbe tutto l’indotto, circa 4mila lavoratori. Le tutele della cig verrebbero estese a tutto il personale del complesso siderurgico fino alla conclusione della gara per la vendita. Misure ad hoc riguarderebbero anche i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, già in cig a zero ore.
Il ministro Urso, inoltre, ha annunciato che il governo è pronto ad approvare norme per il rilancio industriale di Taranto, con la creazione di una struttura commissariale che valuterà le nuove ipotesi di investimento e rilascerà le autorizzazioni con iter accelerato. Le aziende che aderiranno ai contratti di sviluppo nell’area di Taranto dovranno assumere prioritariamente i lavoratori in esubero dell’ex Ilva e dell’indotto. Infine, c’è anche la disponibilità a valutare
misure per favorire i pensionamenti e le uscite anticipate.
I sindacati esprimono soddisfazione per la sospensione dei licenziamenti, ma confermano tutte le iniziative di mobilitazione. «Il confronto sul piano di decarbonizzazione deve andare avanti, serve un protocollo d’intesa a garanzia di tutti i lavoratori, affermano Michele De Palma, Fernando Uliano e Davide Sperti, segretari generali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm.
17.09.2026
Ex Ilva, anticipata l’udienza slittano decreto e licenziamenti
- La Repubblica