15.07.2026

Milano resiste alla crisi Aumentano le imprese

  • Il Sole 24 Ore

Una crescita contenuta, appena dello 0,7%, ma comunque superiore alla media nazionale (+0,5%) e, soprattutto, una crescita – tutt’altro che scontata nel contesto attuale di incertezza e conflitti geopolitici.

L’andamento economico delle province di Milano, Monza Brianza e Lodi – fotografato dal 36esimo Rapporto annuale «Milano produttiva» realizzato dalla Camera di commercio che rappresenta questo territorio – non è certo brillante, ma dimostra che «l’economia milanese si conferma solida e competitiva», come ha detto il presidente della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, Carlo Sangalli. Lo testimonia anche l’aumento del numero di imprese, con un saldo positivo di 10mila unità tra nuove iscrizioni e cancellazioni nel 2025 (+2,1%), superiore al dato del 2024 (8.428 unità). Anche nel primo semestre 2026 si registra un saldo positivo (+0,8%) tra le nuove iscrizioni (17.555) e le cessazioni (13.792 cessazioni). Inoltre, secondo le elaborazioni del Servizio studi della Camera di commercio su dati Prometeia, la crescita del Pil nell’area Milano, Lodi, Monza e Brianza risulta stabile, attorno allo 0,7%, anche per l’anno in corso. Il territorio conferma la sua attrattività anche sul fronte del lavoro, con gli occupati che superano i 2 milioni (+1% rispetto al 2024), pari al 45% del totale in Lombardia e all’8,5% dei dato nazionale.

«La crescita è trainata soprattutto dal settore dei servizi – ha aggiunto Sangalli –. Aumenta il numero delle imprese e diminuisce il tasso di disoccupazione. Resta, tuttavia, il nodo dell’energia ancora troppo costosa. Ecco perché è urgente puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e sul nucleare», ha aggiunto Sangalli. Proprio il tema dell’energia è stato al centro del dibattito tenutosi ieri in occasione della presentazione del Rapporto, a cui è intervenuto anche Roberto Cingolani, fisico ed ex ministro per la Transizione energetica durante il governo Draghi, che ha ribadito la necessità di un Piano nazionale di investimenti sul lungo periodo in questo ambito. «È la questione più calda per le nostre aziende – ha detto la segretaria generale della Camera del territorio, Elena Vasco –. Non è un problema che nasce oggi, con la chiusura di Hormuz, e nemmeno con la guerra tra Russia e Ucraina. Quello che però oggi è cambiato, in peggio, è il gap di competitività che le nostre aziende scontano rispetto ad altri Paesi, dovuto a costi dell’energia tra i più alti al mondo».

Un gap che pesa soprattutto sulle piccole e micro aziende (il 90% delle 400mila realtà produttive delle province considerate), per le quali è più difficile sostenere i costi dell’energia, ma anche far fronte alla burocrazia e alle complessità richieste per attuare la transizione energetica. È proprio qui che interviene la Camera di commercio, ricorda Vasco. «Lavoriamo per supportare le aziende a investire su tre driver principali di sviluppo – aggiunge Vasco –: innovazione, internazionalizzazione e fattore umano».

Il territorio esprime una leadership nazionale in tutti e tre gli ambiti: «qui si concentra oltre un quinto delle start up e pmi innovative italiane», ricorda Vasco. Le tre province hanno inoltre superato i 78 miliardi di export, il 12,2% del totale nazionale, e ospitano oltre 6.600 imprese a partecipazione estera. «Milano attrae ogni anno migliaia di studenti stranieri – aggiunge infine Vasco –: la vera scommessa è trattenerli, offrendo reali opportunità di crescita professionale. Al tempo stesso dobbiamo colmare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e investire sulla formazione di profili specializzati, in un mercato dove l’occupazione giovanile, al 51%, è ancora troppo distante dal dato complessivo del 72,8%».