L’anno scorso è stato raggiunto un accordo triennale per un contributo «su base volontaria, essendo le banche d’accordo nel farlo, è stato siglato un accordo in cui il contributo era triennale. Io ci ho creduto». Così Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, nel suo intervento al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti ha commentato le nuove richieste del governo di un contributo sui profitti del settore bancario. «Avevamo proposto di farlo solo annuale, ma ci è stato chiesto di farlo triennale per dare stabilità al bilancio pubblico e anche alle banche». Istituti di credito e assicurazioni, ha proseguito Messina, «oggi sono il principale sostenitore del debito pubblico di questo paese e hanno aumentato i titoli sottoscritti».
Il numero uno della Ca’ de Sass ha osservato che «si torna a parlare di interventi su un unico settore. Se si guarda i tassi di crescita di quest’anno, ci sono altre aziende che crescono anche del 70%, i tassi delle banche sono del 5-10%. Oggi, se si volessero fare delle cose eque, ci sono tantissime aziende che hanno utili ed è giusto considerare anche quelle. Se siamo in una situazione di difficoltà, non c’è un solo settore che deve pagare. L’interesse del governo è l’interesse delle banche, abbiamo il comune interesse che l’Italia vada bene. Non puoi andare solo contro un settore».
Messina ha aggiunto che «si parla moltissimo degli utili delle banche, di questi 50 miliardi di euro: quello che non si dice è che, a fronte dei 50 miliardi delle banche, lo Stato incasserà 25 miliardi di imposte. Si dà l’idea che ci sia un gruppo di imprese che fa solo utili. Se ci sono gli utili è perché sono state pagate le imposte, che sono 25 miliardi».
L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo si è quindi soffermato sull’operazione Montepaschi, nella quale vede «anche un elemento di sicurezza nazionale. Intesa Sanpaolo è un pilastro della sicurezza nazionale del paese» e interviene «peraltro in un contesto di governance frammentata perché Mps ha una governance sotto gli occhi di tutti, con un cda diviso. Avere un cda coeso è un presupposto per gestire bene un’azienda e, quando si crea una vulnerabilità della governance, tutto il sistema a catena ne risente». Il banchiere ha precisato che «all’interno di Mps, dopo l’acquisizione, c’è un’entità prestigiosissima che è Mediobanca, che è stata l’architrave della finanza nel nostro paese, e mettere in sicurezza anche Mediobanca rappresenta un punto strategico per il paese. All’interno di Mediobanca c’è il 13,5% di Generali e, una volta che farà parte di un gruppo bancario come Intesa Sanpaolo, garantirà di mantenere l’indipendenza assoluta di Generali, perché nessuno potrà più acquistarla se Intesa Sanpaolo avrà il 13,5% senza nessuna volontà di interferire sulla governance e la gestione. Ma noi in questo modo garantiremo di mettere in sicurezza il risparmio di questo paese«.
Messina ha poi ribadito che «l’intervento di operatori come Intesa Sanpaolo ha sempre creato valore in tutti i territori e per tutti gli stakeholder con cui ci siamo confrontati. Garantiremo il massimo rispetto al territorio di Siena dove saranno fatti investimenti, saranno mantenuti il marchio e le sedi, cercheremo di fare di tutto perché questo possa tradursi in un valore importante anche per tutti i territori».