10.07.2026

Le medie imprese sono ottimiste. Le regioni più attrattive sono Veneto, Lombardia e Umbria

  • Italia Oggi

Le medie imprese italiane sono ottimiste per il futuro ma sono in settori a bassa tecnologia e hanno bisogno di essere aiutate in tema di resilienza e investimenti. A leggere il Venticinquesimo Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e il Report «Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica» realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere presentati a Siena in questi giorni, le sorprese non mancano.

Ma partiamo dalla crescita: le medie imprese stimano per quest’anno un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni.

Tuttavia, oltre 7 medie imprese su 10 ritengono che l’aumento dell’incertezza globale possa generare ricavi inferiori nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di maggiore stabilità. Forti anche le difficoltà nel reperimento del personale che interessano il 90% circa delle aziende. Parliamo di una realtà produttiva, quella delle medie imprese, sempre più strategica nella nostra economia: producono il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana rappresentando il 15% del valore aggiunto e il 13% sia delle esportazioni sia dell’occupazione complessiva.

Andrea Prete, presidente Unioncamere, mette in guardia: certo, «Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo, per capacità competitiva, presenza nelle filiere e apertura ai mercati esteri» ma: «Proprio per questo, l’aumento dell’incertezza internazionale e la volatilità dei costi energetici e delle materie prime non vanno sottovalutati: possono ridurre il potenziale di crescita di queste imprese». Per questo motivo: «Occorre accompagnare questi campioni del made in Italy con politiche industriali, strumenti finanziari e servizi territoriali capaci di rafforzarne resilienza e investimenti».

Che cosa producono? Soprattutto meccanica, alimentari e bevande e beni per la persona e la casa, che nel 2024 hanno generato nel complesso il 73,8%. dal 1996 ad oggi si sono rafforzate soprattutto nel comparto meccanico (+239 aziende), in particolare trattamento metalli (+150), macchine e attrezzature (+100).

Forte crescita anche per alimentare-bevande (+155), chimico-farmaceutico (+114) e altri settori (+34). Stabile cartario-editoriale, -392 nel settore beni per la persona e la casa. Più colpite il tessile (-154) e l’abbigliamento (-112). Si tratta di un sistema concentrato nelle fasce a medio-bassa e bassa tecnologia (69,6%): la medio-alta è stabile al 26% e l’alta tecnologia è cresciuta marginalmente (dal 3,3% del ‘96 al 3,9% del ‘24).

Per concludere. Ad oggi le medie imprese sono prevalentemente concentrate nel Nordovest e nel Nordest, ma se si considera un indicatore di attrattività territoriale, che rapporta la presenza delle medie imprese alla dimensione geografica e imprenditoriale regionale, il Veneto emerge come l’area piuØ attrattiva, seguito da Lombardia e Umbria.