La Cassazione mette l’intelligenza artificiale al lavoro sui ricorsi. Non in un segmento marginale, ma nello spoglio: il filtro che legge gli atti, individua materia, questioni e ostacoli preliminari e indirizza il fascicolo. Il test è partito nella sezione tributaria. Ma l’orizzonte è già più largo: il primo presidente Pasquale D’Ascola valuta di estenderlo alle altre sezioni della Suprema corte.
Il sistema non decide, non scrive sentenze e non indica chi abbia ragione. Entra però nel punto in cui il lavoro della Cassazione comincia a prendere forma. Un “agente Ai” costruito su Copilot affianca in via sperimentale magistrati e personale amministrativo, nel solco del progetto del ministero della Giustizia (Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia, diretto da Antonella Ciriello). Legge gli atti, ne riordina il contenuto e prepara la mappa del ricorso.
La novità arriva nel pieno del confronto internazionale sull’intelligenza artificiale. Sam Altman di OpenAi e Dario Amodei di Anthropic chiedono di rallentare la corsa ai sistemi generativi per il rischio di perderne il controllo. Dentro questa tensione, la Cassazione misura la tecnologia entro confini già tracciati. Il nodo non è affidare all’algoritmo la giurisdizione. È stabilire fino a che punto possa entrare nella sua preparazione.
Gli esiti preliminari sono stati illustrati ieri in una riunione con i presidenti di sezione della Corte e D’Ascola. Il lavoro è stato definito «incoraggiante» anche alla luce della supervisione umana che ha accompagnato ogni attività automatica. La prova proseguirà. Sul tavolo c’è già il passaggio successivo: portare il modello fuori dal laboratorio tributario e verificarne l’impiego nel resto della Cassazione.
Il test si è svolto tra luglio e agosto, su impulso della presidente della sezione tributaria Angela Maria Perrino. A creare e addestrare l’“agente Ai” è stato il consigliere Gianluca Grasso. L’esperimento arriva dopo i risultati ottenuti nella riduzione delle liti fiscali, che hanno consentito al comparto civile di centrare l’obiettivo Pnrr, come anticipato dal Sole 24 Ore (si veda l’edizione del 23 giugno).
Il banco di prova è lo spoglio. Ogni ricorso arriva con un corredo di atti da leggere per individuare la materia, ricostruire l’iter processuale, isolare i motivi di impugnazione, esaminare le difese della controparte e verificare eventuali ostacoli preliminari. Da questa analisi dipendono l’assegnazione al collegio e la procedura.
Il risultato è la scheda di spoglio, la mappa del fascicolo destinata ai giudici. Oggi viene compilata dagli addetti all’Ufficio per il processo attraverso un’attività lunga e ripetitiva. Qui interviene Copilot. L’operatore carica gli atti necessari e l’“agente Ai” restituisce una scheda uniforme: materia, sviluppo del processo, motivi del ricorso, difese della controparte. Lavora solo su quegli atti: non cerca precedenti e non è collegato alla banca dati Italgiure.
L’automatismo si ferma lì. La scheda non è definitiva: l’operatore la confronta con il fascicolo, il magistrato ne supervisiona il contenuto e soltanto dopo il documento viene inserito manualmente nel sistema di gestione. L’“agente Ai” non è collegato alla piattaforma. La macchina prepara. L’uomo verifica e risponde del risultato.
Anche il perimetro giuridico è definito. Lo fissano l’Ai Act dell’Unione europea, la legge italiana sull’intelligenza artificiale – che all’articolo 15 mantiene le decisioni nelle mani del giudice – e il Consiglio superiore della magistratura. Con la delibera dell’8 ottobre 2025, aggiornata il 22 luglio scorso, il Csm ha ammesso Copilot per classificare, riassumere e analizzare gli atti.
Le cautele investono anche la sicurezza. Il sistema utilizza un account istituzionale e uno spazio riservato al ministero della Giustizia. I dati restano in Italia, non vengono usati per addestrare i modelli e il caricamento è limitato alle informazioni necessarie. La sperimentazione poggia sulla supervisione umana effettiva e sui principi di legalità, trasparenza, protezione dei dati, minimizzazione e tracciabilità.
L’obiettivo non è automatizzare la decisione né sostituire il magistrato. È alleggerire il lavoro documentale, uniformare le schede e organizzare meglio le informazioni processuali. Ma il test serve anche a misurare sul campo potenzialità, limiti e condizioni d’uso dell’intelligenza artificiale generativa nella giustizia.
Per il momento la sperimentazione è alla tributaria. Ma con la sua estensione al resto della Corte, diventerà una scelta di organizzazione giudiziaria.