02.04.2026

La guerra gela le fusioni 2026 In tre mesi la caduta è del 45%

  • Il Sole 24 Ore

Grande frenata in Italia delle fusioni e acquisizioni nei primi tre mesi del 2026, influenzata dal perdurare del clima di incertezza generato del contesto geopolitico e dello scenario macroeconomico.

Il mercato M&A nel 2026 si apre in rallentamento rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, registrando un calo del 45% in termini di controvalore e del 25% in termini di volumi. Ad oggi si sono infatti concluse 311 operazioni (414 nel 2025) per un controvalore di 9 miliardi di euro (erano 16,7 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno).

«Il 2026 – spiega Max Fiani, Partner Kpmg e curatore del rapporto – si era aperto sotto i migliori auspici, in un contesto di inflazione e tassi calanti e motivate aspettative per una definitiva risoluzione del conflitto fra Russia ed Ucraina. I mercati borsistici registravano nuovi massimi, scontando, positivamente, utili aziendali in crescita e gli effetti dei crescenti investimenti in AI. Dal 28 febbraio, con l’avvio degli attacchi coordinati da Usa-Israele sull’Iran, il quadro geopolitico è profondamente cambiato e la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz sta impattando non solo sui costi dell’energia, a livello globale, ma anche sulle aspettative inflazionistiche, in forte ripresa, e sulla crescita economica per il 2026, rivista al ribasso. Difficile oggi, fare previsioni macroeconomiche, fino a che non sarà più chiara la prevedibile durata di questo nuovo conflitto, che ha ampie ripercussioni non solo sul Medio Oriente».

Tre le operazioni che superano il miliardo di euro: la più rilevante è stata l’acquisizione da parte di Leonardo del business difesa di Iveco Group, che include i marchi Iveco Defence Vehicles (IDV) e Astra, per 1,6 miliardi. Il closing di questo deal è propedeutico alla cessione di Iveco al colosso indiano Tata Motors, per un controvalore di 3,8 miliardi. A seguire c’è Bending Spoons, che continua il suo shopping globale con l’acquisizione di Aol, portale web e fornitore di servizi e-mail che era nelle mani di Yahoo, per un controvalore di circa 1,2 miliardi di euro. Infine, c’è stata l’acquisizione da parte del fondo di Andrea Bonomi, Investindustrial, della società quotata statunitense ThreeHouse Foods, leader nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari in private label nel canale retail e per la ristorazione in Nord America, per un investimento totale pari a poco più di un miliardo di euro.

Nei primi tre mesi oltre 57 operazioni sono state portate a termine da investitori italiani all’estero, per un controvalore complessivo pari a circa 4 miliardi, il 43% del mercato italiano. Resta invece particolarmente dinamico, in termini di numero di operazioni, il mercato domestico che rappresenta circa il 50% nel primo trimestre 2026 ed un controvalore totale di 3,4 miliardi.

A livello settoriale, l’85% dei controvalori registrati nel primo trimestre dell’anno sono rappresentati dal telecommunication, media&tech con 3,8 miliardi, dall’industrial markets con 2,5 miliardi di euro e dal consumer markets con 1,4 miliardi.

Se dunque il mercato deve fare i conti da una parte con una situazione geopolitica complessa, dall’altra c’è da segnalare come la seconda parte dell’anno mostri segnali di ripresa.

La pipeline attesa per il 2026 sul mercato italiano in termini di operazioni annunciate, ma non ancora finalizzate, si attesta infatti ad oltre 40 miliardi di euro di controvalore. Sulla scia dell’attività globale, dove si sono evidenziati alcuni mega deal sul mercato borsistico, ci sono state a Piazza Affari operazioni come l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane sul capitale di Tim con un controvalore di 10,8 miliardi di euro e la manifestazione di interesse lanciata da Cvc Capital Partners per acquisire il restante 53,2% di Recordati e procedere così con il delisting dal mercato borsistico. Il controvalore atteso da quest’ultima operazione è di circa 5,7 miliardi.

Per il settore energy&utilities, dovrebbe infine concludersi nella seconda metà dell’anno la fusione transfrontaliera tra Saipem e Subsea7, al fine di creare un leader globale nel settore energy services, con un deal value di circa 4,6 miliardi di euro.