06.10.2026

La compliance rimette il turbo

  • Italia Oggi

Dopo la frenata dell’anno scorso, gli incassi da compliance dovranno ricominciare a correre, arrivando a 4,7 miliardi a dicembre 2027 e circa 5 miliardi a fine 2029. Il parametro da prendere come riferimento sarà il gettito 2024 che rappresenta il migliore risultato di sempre in termini di incassi con 4,5 miliardi, scesi a 3,3 miliardi l’anno scorso per via di quello che la stessa Agenzia delle entrate ha interpretato come un buon segnale: una flessione indice di “un sistema che funziona meglio ex ante e aiuta a correggere e, nel lungo periodo a rimuovere sin dall’origine, i comportamenti non corretti», aveva commentato il direttore Vincenzo Carbone. Ora però, stando alle tabelle allegate al Documento programmatico di finanza pubblica 2026, approvato venerdì 2 ottobre dal consiglio dei ministri, le maggiori entrate da attività di prevenzione (unitamente a quelle generate dai controlli) dovranno far segnare un +5% entro dicembre 2027 e un +10% entro dicembre 2029 che rappresenta la fine dell’orizzonte temporale del Piano strutturale di bilancio di medio termine, il documento che in attuazione delle nuove regole Ue di governance economica contiene gli impegni del nostro Paese non solo in termini di spesa netta e di strategia per ridurre deficit e debito, ma anche il programma di riforme e investimenti.

Dal Pnrr al Piano strutturale di bilancio di medio termine

Il punto di partenza sarà costituito dagli ottimi risultati conseguiti dall’amministrazione finanziaria che sul fronte della compliance è riuscita ad andare ben oltre gli obiettivi del Pnrr che chiedevano di portare a casa 2,5 miliardi a fine 2022 e 2,8 miliardi nel 2023, realizzando un incremento rispettivamente del 15 e del 30% rispetto al gettito registrato nel 2019 (2,13 miliardi). E invece l’incremento è stato del 40,8% nel 2022 e del 78,4% nel 2023, per un totale di 3,2 miliardi nel 2022 e 4,2 nel 2023.

Sempre sul fronte fiscale, il Pnrr chiedeva di ridurre di 2 miliardi i sussidi ambientalmente dannosi entro il 2026 per poi realizzare un’ulteriore riduzione di 3,5 miliardi entro il 2030. I risultati rendicontati dal Mef parlano invece di una riduzione di 4,5 miliardi, frutto di tutta una serie di interventi che hanno gradualmente portato (dal 2025 al 1° gennaio di quest’anno) al riallineamento delle accise tra benzina e gasolio (misura con cui l’Italia ha attuato la Missione 7, Riforma 2, del Pnrr introdotta con la revisione legata a REPowerEU).

Pressione fiscale

Le entrate finali sono stimate in crescita del 3,6 per cento e la loro incidenza sul PIL risulterà pari al 48,5 per cento, superiore di mezzo punto percentuale rispetto al 2025. La pressione fiscale (attualmente al 43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (0,1 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance. L’incidenza delle entrate finali sul PIL, per effetto della diminuzione delle entrate extratributarie, raggiungerà in media un valore pari al 47,8 per cento.