06.10.2026

Electrolux cambia piano investe 90 milioni e ritira i licenziamenti

  • La Repubblica

Via gli esuberi, nessun licenziamento. Il piano presentato ieri da Electrolux nell’incontro al Mimit con sindacati e rappresentanti delle istituzioni va nella direzione indicata dai sindacati e dal governo, anche se non soddisfa del tutto i lavoratori e gli amministratori locali. Previste 1.250 uscite volontarie e incentivate nell’arco di tre anni, suddivise tra 600 impiegati e 650 operai, sostenute dalla cassa integrazione e accompagnate da un programma di investimenti in Italia di 90 milioni di euro destinati anche allo sviluppo di nuove linee produttive.
Confermata la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, che però non è immediata: salta il termine del 31 dicembre, e soprattutto si metterà a punto un piano di reindustrializzazione per il quale «l’azienda ha già interessato un advisor», fa sapere il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. «Continuo a ritenere questa soluzione non soddisfacente – commenta però Acquaroli – e ho chiesto all’azienda di riconsiderare la propria posizione, valutando la prosecuzione dell’attività produttiva Electrolux anche nello stabilimento marchigiano». Ipotesi che difficilmente verrà considerata, visto che, nei cinque mesi della vertenza, i sindacati hanno denunciato il trasferimento progressivo della produzione in Polonia, con la riproduzione dei codici legati ai modelli di cappe per la cucina (che vengono per il momento prodotte a Cerreto).
Il parziale passo indietro dell’azienda è stato comunque apprezzato, intanto dal ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso: «Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione», ha affermato, aggiungendo che «ora serve la responsabilità di tutti per migliorare e definire entro il prossimo tavolo conclusivo del 29 ottobre una soluzione condivisa». Prima ancora, l’8, presso il Centro Congressi Cavour di Roma ci sarà un altro incontro tecnico organizzato dal Mimit per spiegare nei dettagli il piano di Electrolux.
«Ci troviamo di fronte a un cambio di impostazione che giudichiamo importante», conferma il segretario generale Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, che però adesso chiede «tutele ferree per i lavoratori». Anche la Fiom, con la segretaria nazionale Barbara Tibaldi, parla di «un cambio di passo importante», pur chiedendo il mantenimento «della continuità occupazionale e produttiva», anche a Cerreto. Chiede di «salvare la fabbrica di Cerreto d’Esi e ridurre il numero degli esuberi» anche la Uilm, che contesta i numeri diffusi da Electrolux. Alle 1.250 uscite, precisa il segretario generale Davide Sperti, «vanno aggiunti i 135 lavoratori a termine il cui contratto verrebbe fatto scadere, nonché in verità i 90 già scaduti e gli 80 nel frattempo usciti di propria volontà. Garantire produzione ad Ancona».
Nel frattempo, annuncia Urso, sulla crisi degli elettrodomestici è arrivata anche un’apertura concreta a Bruxelles: il vicepresidente della Commissione Ue Stéphane Séjourné ha confermato per iscritto al ministro «la disponibilità ad agire» sulla base delle richieste dell’Italia, sostenute da un “non paper” firmato da Germania, Francia, Spagna, Polonia e
Slovacchia.