29.04.2026

La Bce: nell’Eurozona stretta record del credito alle imprese

  • Il Sole 24 Ore

Guerra del Golfo. Aumento delle tensioni geopolitiche e dei costi dell’energia. Peggioramento delle prospettive economiche e delle condizioni di accesso al credito e alle fonti di finanziamento per gli intermediari creditizi. Riduzione della propensione al rischio. Sono questi i principali fattori che nel primo trimestre dell’anno hanno portato le banche nell’area dell’euro – tra i Paesi principali soprattutto in Spagna, Francia e Germania e meno in Italia – a inasprire ulteriormente le condizioni del credito per tutti i tipi di prestiti concessi a famiglie e imprese.

La stretta è stata di rilevanza storica: l’irrigidimento netto per le imprese, pari al 10% nell’area dell’euro, è il più alto dal terzo trimestre del 2023 ed è risultato superiore alle attese (6%) e ai livelli storici medi.

Questo allarmante deterioramento è stato rilevato dall’indagine della Bce sui prestiti delle banche a imprese e famiglie nell’area dell’euro, una survey condotta quattro volte l’anno e pubblicata ieri. Ieri stesso la Bce ha diramato l’indagine per il mese di marzo delle aspettative dei consumatori sull’inflazione e sull’inflazione percepita, e qui è scattato un altro doppio allarme dato da due «incrementi significativi»: è salita al 4% l’inflazione mediana attesa per i prossimi 12 mesi e al 3,5% quella percepita negli ultimi 12 mesi.

Queste due indagini, sul credito e sulle aspettative dell’inflazione, contribuiranno oggi e domani alla decisione di politica monetaria alla riunione del Consiglio direttivo della Bce a Francoforte. La stretta sul denaro esercitata dalle banche e dai mercati, tramite l’irrigidimento delle condizioni dei prestiti bancari e il rialzo dei rendimenti a medio-lungo termine dei titoli obbligazionari, è un argomento a favore delle colombe che puntano a non alzare i tassi domani in attesa di maggiori informazioni e preferendo un quadro più completo a giugno con gli scenari delle prossime proiezioni macroeconomiche congiunte della Bce e delle banche centrali dell’Eurosistema. L’economia nell’area dell’euro si sta indebolendo velocemente, nonostante la resilienza dimostrata finora, e il primo rialzo di un quarto di punto potrebbe arrivare a giugno come si aspettano i mercati, e non domani.

Le aspettative sull’inflazione e l’inflazione percepita in marzo possono tuttavia alimentare i timori dei membri del Governing Council sul disancoraggio delle aspettative, un argomento che potrebbe essere rilanciato dai falchi. Le aspettative dell’inflazione a cinque anni, nell’indagine pubblicata ieri, sono tuttavia salite marginalmente, dal 2,3% di febbraio al 2,4% in marzo ed è aumentata l’incertezza dei consumatori.

In Italia, intanto, i criteri di offerta del credito alle imprese sono rimasti invariati nel primo trimestre dell’anno, diversamente dall’area dell’euro. «Anche i termini e le condizioni sono risultati nel complesso stabili», ha evidenziato la Banca d’Italia rendendo noti i principali risultati per le banche italiane nell’ambito dell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro della Bce. I criteri di concessione dei prestiti alle famiglie italiane non hanno registrato variazioni nel comparto dei mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito finalizzato al consumo.

In quanto alle previsioni per il trimestre in corso, tanto le banche nell’area dell’euro quanto le banche italiane vedono nero. Prevedono una stretta sul credito nel secondo trimestre dell’anno. In particolar modo, per il trimestre in corso, le banche italiane si attendono un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo. Queste attese di irrigidimento sui finanziamenti alle società non finanziarie sono «in larga parte riconducibili agli effetti dei recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici, con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti». Per il secondo trimestre le banche nell’area dell’euro si attendono un ulteriore e più diffuso irrigidimento degli standard creditizi (le linee guida interne o i criteri di approvazione dei prestiti) sia per le imprese sia per i mutui, oltre a una nuova stretta sul credito al consumo, anche a causa dei maggiori costi di finanziamento.

Tra i quesiti, le indagini sul credito bancario nell’area dell’euro e in Italia si sono allargate all’utilizzo delle cartolarizzazioni, un mercato che si è molto contratto in Europa dopo la grande crisi finanziaria creando uno svantaggio competitivo per le banche europee rispetto a quelle americane.

Nell’indagine della Bce è emerso che quasi la metà delle banche dell’area euro utilizza la cartolarizzazione per erogare nuovi prestiti, gestire il rischio di credito e migliorare liquidità e funding, facendo leva anche su investitori non bancari per l’acquisto dei crediti cartolarizzati. Sull’attività di cartolarizzazione, gli intermediari italiani hanno segnalato un ricorso prevalente a operazioni tradizionali e alle cartolarizzazioni sintetiche. Si tratta di operazioni strutturate utilizzate soprattutto per migliorare l’accesso alle fonti di finanziamento, rafforzare la posizione di liquidità e liberare capitale, anche al fine di sostenere l’erogazione di nuovi prestiti. La Ue mira ora a rilanciare e rafforzare il mercato europeo delle cartolarizzazioni.