05.11.2026

Italgas, investiti 9 miliardi in dieci anni per trasformare e digitalizzare la rete

  • Il Sole 24 Ore

Un nuovo marchio che supera la storica fiamma inclusa nel logo, pur mantenendo invariato il nome, e che sintetizza nei colori e negli elementi scelti la profonda trasformazione ingaggiata dal gruppo negli ultimi 10 anni. Quelli che dividono Italgas dalla quotazione in Borsa, avvenuta il 9 novembre del 2016 a Palazzo Mezzanotte. Dove ieri i vertici dell’azienda nata nel 1837, l’ad Paolo Gallo e il presidente Paolo Ciocca, hanno riunito il mercato per far squillare nuovamente la campanella, ribadendo la strada battuta fino a qui e fissando le prossime tappe dello sviluppo del principale operatore europeo della distribuzione gas.

«Rispetto al valore con cui debuttammo dieci anni fa, pari a 4,062 euro, oggi il titolo vale più del doppio, così come il dividendo, più che raddoppiato in dieci anni, con un valore distribuito agli azionisti di circa 2,5 miliardi di euro che porta il rendimento complessivo a circa il 300% (considerando il reinvestimento dei dividendi)», ha spiegato il ceo Gallo, per poi mettere in fila i numeri di questa decisa crescita. «In 10 anni abbiamo investito 9 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 6,7 miliardi che abbiamo destinato alle acquisizioni, 5,2 dei quali per rilevare 2i Rete Gas. Senza contare, poi, i 2,5 miliardi di dividendi distribuiti, con un rendimento complessivo (Tsr) che sale a circa il 300 per cento. E, nel frattempo, la capitalizzazione è passata da 3 a 9 miliardi, mentre la Rab (la lente che misura il valore degli asset, Ndr) è cresciuta da 6 a circa 16 miliardi».

Numeri solidi dunque, per un’impresa che, come sottolinea il presidente Ciocca, «può mettere oggi competenze, tecnologie e capacità di investimento al servizio di più sistemi energetici». E che, lo dice con chiarezza anche il presidente di Borsa Italiana (gruppo Euronext), Fabrizio Testa, portano con sé «un grande riconoscimento da parte del mercato». Quel mercato davanti al quale l’ad Gallo ripercorre poi anche le ultime tappe di questa crescita, a partire dall’ingresso nel mercato portoghese dove Italgas ha firmato a inizio ottobre un accordo vincolante con i giapponesi di Marubeni e Toho Gas per l’acquisizione della partecipazione del 22,5% in Floene, il principale operatore locale della distribuzione gas. «Stiamo aspettando le autorizzazioni, che sono fondamentalmente quella dell’Antitrust europeo, su cui non vediamo problemi, e le autorizzazioni locali. È un tema di tempi. Credo quindi che, se non sarà per fine anno, il closing dovrebbe essere i primi mesi del 2027», chiarisce il ceo. Che prova poi ad allargare lo sguardo rispetto a ulteriori M&A. «Noi abbiamo allocato nel piano 500 milioni e ne abbiamo utilizzati un quarto. Restiamo aperti a cogliere ulteriori opportunità qualora si presentassero le giuste condizioni», spiega Gallo a margine della cerimonia. Tradotto: la solidità del Paese (preferibilmente nell’Unione Europea), la stabilità ed equità del quadro regolatorio e la presenza di adeguate condizioni vendita. Un mix che potrebbe, dunque, spingere il gruppo a ulteriori mosse.

Pronto ad avanzare anche sul fronte delle gare gas. Dove, dopo anni di stasi, la macchina delle stazioni appaltanti sembra essere ripartita. Gallo muove dal piano industriale per fotografare la situazione: «Quando l’abbiamo presentato, molti avevano definito “troppo ottimistica” la nostra valutazione. Ora, alla luce dell’andamento attuale, si sta rivelando più conservativo, considerato il numero di gare in uscita superiore alle aspettative». Il ceo parla del fermento generale, con diverse stazioni appaltanti che si stanno muovendo e stanno lanciando nuove gare. «Se questo trend di gare in uscita dovesse confermarsi anche nei primi mesi del 2027 ed estendersi al 2028-2029, il prossimo piano potrebbe prevedere un’accelerazione, cioè un ravvicinamento dei target temporali previsti». Gallo ricorda, dunque, che ci sono 9 gare alle quali sottomettere le offerte entro il primo trimestre del 2027 e altre 9 nella restante parte dell’anno, mentre 4 sono state assegnate o sono in fase di assegnazione recente. Insomma, la spinta che può arrivare da questo fronte è rilevante. E potrebbe essere superiore a quanto tratteggiato nell’ultimo piano che stanzia 2,4 miliardi di euro per le gare con l’obiettivo di aggiudicarsene oltre 100 da qui al 2032.

La rotta futura del gruppo è dunque chiarissima. Ma, intanto, il gruppo resta concentrato anche sul presente e su un contesto profondamente mutato, in cui anche il tema della resilienza delle reti strategiche rispetto a possibili attacchi hacker è diventato cruciale. Gallo spiega che l’azienda riceve giornalmente migliaia di tentativi: «Non sono veri e propri attacchi, sono tentativi, li lanciano per capire se la rete è bucabile e poi se ne vanno via. Sono test che ti fanno dall’esterno per capire quanto sei resiliente», chiarisce il ceo. Che ricorda, poi, il centro di controllo di cyber security a Torino, «dove monitoriamo in real time tutti gli attacchi che ci arrivano. Lavoriamo insieme all’Agenzia nazionale di cyber sicurezza, con cui abbiamo un colloquio continuo, con cui condividiamo i dati in modo continuo proprio per avere una visione a 360 gradi di quello che sta succedendo», precisa ancora Gallo. Alle sue spalle si staglia il nuovo logo che archivia la forma univoca della vecchia fiamma e che ingloba, con i colori del blu, del verde e del giallo, la tradizione racchiusa nei suoi quasi 190 anni di storia – li compirà nel 2027 – ma anche il futuro rappresentato dai gas rinnovabili e dalle tecnologie digitali, altro driver su cui Gallo ha scommesso moltissimo. Tanto che, racconta, «da anni delegazioni da Europa, Americhe, Asia e Medio Oriente, arrivano a Milano e Torino, per visitare la nostra Digital Factory e il Centro integrato di comando e controllo». Il segno più visibile di una tech company nata dentro una utility.