Inversione di rotta a piazza Affari dopo l’apertura di Wall Street, con il Ftse Mib che ha chiuso in calo dell’1,03% a 50.505 punti. Il Dow Jones cedeva il 3% e il Nasdaq crollava di oltre il 5% nella scia dei timori legati al ridimensionamento degli investimenti nell’AI e nei data center. Anche Francoforte ha perso terreno (-0,36%), mentre Parigi è rimasta sopra la parità (+0,34%). Sul fronte delle banche centrali, la Banca d’Inghilterra ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base al 4%. Poco mosso lo spread Btp-Bund a 108,600.
A Milano in caduta libera il comparto tecnologico con Stm (-9,33%), Technoprobe (-9,28%) e Prysmian (-4,02%). Acquisti per Tenaris (+3,66%), miglior blue chip, dopo i conti. Positive anche Amplifon (+2,76%) e Lottomatica (+2,38%). In ambito finanziario denaro su Finecobank (+2,43%) e Nexi (+0,52%) nella scia dei numeri trimestrali. Giù anche Leonardo (-3,45%), nonostante i conti in crescita, e Brembo (-3,45%). Tra le banche hanno perso terreno Bper (-2,77%), Mediobanca (-1,54%), Mps (-1,50%), Unicredit (-1,46%), Intesa Sanpaolo (-0,27%) e Banco Bpm (-0,25%).
Nei cambi, l’euro è sceso a 1,1224 dollari. Il Bitcoin è tornato sopra 80 mila dollari (71.207 euro), sostenuto dal ritorno dell’ottimismo degli investitori dopo la vittoria dei democratici nelle elezioni Usa. In recupero il petrolio dopo il crollo di mercoledì: il Brent avanzava del 3,60% a 98 dollari e il Wti del 2,70% a 90,62 dollari. «I mercati stanno valutando le conseguenze delle elezioni di metà mandato sulle prossime mosse di Donald Trump riguardo alla guerra con l’Iran e stanno scontando una maggiore probabilità che il conflitto giunga al termine», afferma June Goh, analista senior del mercato petrolifero presso Sparta commodities. «Tuttavia ci attende una fase di maggiore volatilità, poiché il percorso verso una soluzione diplomatica definitiva del conflitto resta caratterizzato da molte incognite, mentre le riserve strategiche globali si sono notevolmente assottigliate».