31.07.2026

Interoperabilità delle banche dati per garantire la trasparenza della filiera

  • Il Sole 24 Ore

Rispetto al quadro articolato della logistica la proposta del Cnel ha l’obiettivo di rendere la filiera conoscibile attraverso una infrastruttura informativa istituzionale, fondata sull’interoperabilità delle banche dati già esistenti. Flussi UniEmens, informazioni Inail, dati fiscali, risultanze ispettive, contratto collettivo applicato, struttura organizzativa e certificazioni dell’impresa dovrebbero concorrere a delineare un quadro sostanziale dell’affidabilità degli operatori.

Il passaggio dai controlli documentali a controlli sostanziali consentirebbe di far emergere eventuali incoerenze tra forza lavoro dichiarata, volume dell’attività, corrispettivo dell’appalto, versamenti contributivi e struttura imprenditoriale.

La trasparenza non dovrebbe tuttavia tradursi in un nuovo adempimento generalizzato. Per le imprese regolari il documento prospetta incentivi e una diversa programmazione della vigilanza, concentrando i controlli nelle aree di rischio. Anche la qualificazione degli operatori non dovrebbe diventare una barriera all’ingresso per Pmi, cooperative e consorzi genuini, ma uno strumento per distinguere chi possiede una reale organizzazione da chi compete mediante la compressione artificiale dei costi.

A questa infrastruttura si affiancano specifici obblighi di trasparenza: per i committenti che applicano il Ccnl I100 si propone di rafforzare la comunicazione delle imprese appaltatrici alle parti firmatarie. Per i committenti esterni alla filiera contrattuale si prospetta la comunicazione a Inl, Inps e Inail dell’impresa affidataria e del contratto collettivo applicato, anche per consentire la verifica dell’articolo 29, comma 1-bis.

Il valore del documento non risiede, tuttavia, soltanto nelle singole misure, quanto nel metodo. Invece di partire da una proposta legislativa destinata a riaprire immediatamente le divergenze su responsabilità solidale, controlli tecnologici e conflitto sindacale, il Cnel propone un Tavolo istituzionale permanente, chiamato a verificare gli interventi, raccogliere buone pratiche e produrre annualmente un rapporto sul settore.

È in questa sede che la contrattazione collettiva può assumere una funzione ulteriore rispetto alla determinazione dei salari: ordinare il mercato, definire procedure di informazione, governare i cambi di appalto, presidiare salute e sicurezza e accompagnare l’innovazione tecnologica.

Anche la prevenzione viene ricondotta correttamente all’organizzazione della filiera.

Il programma prospettato dal Cnel dovrebbe collegare i dati su infortuni e malattie professionali con appalti, contratti applicati e modelli organizzativi dei siti, concentrandosi su interferenze, movimentazione manuale dei carichi, lavoro notturno, picchi produttivi e formazione dei lavoratori stranieri.

La stessa impostazione riguarda la professionalità e le nuove competenze: automazione e digitalizzazione non comportano soltanto la sostituzione di alcune mansioni ripetitive, ma modificano competenze, responsabilità e fabbisogni formativi. La proposta di una mappatura delle figure emergenti può diventare la base per aggiornare inquadramenti, percorsi formativi, certificazione delle competenze e strumenti di riqualificazione.

Il valore del documento risiede nella scelta di partire da una conoscenza condivisa per costruire strumenti operativi. Nella logistica le regole non sembrano mancare: occorre renderle effettive lungo una filiera nella quale potere economico, organizzazione del servizio e titolarità dei rapporti di lavoro non sempre coincidono, assicurando al contempo maggiore chiarezza sui profili ancora incerti. Servono quindi responsabilità più trasparenti, operatori qualificati e un sistema capace di premiare chi compete attraverso organizzazione, innovazione e qualità del lavoro.