Le previsioni. Hays stima che la quota di chi dice di sapere usare strumenti di Ai generativa è raddoppiata (dal 20 al 43%) ma manca chi ha cultura e visione
Sapere usare strumenti, tool, di Intelligenza artificiale generativa, è molto importante, ma non basta per qualificare un lavoratore come un vero esperto digitale, che si riconosce per due aspetti: la cultura e la visione sul tema. La quota di chi dice di sapere usare strumenti di Ai in un anno è più che raddoppiata: secondo una survey della società di recruiting Hays Italia è infatti passata dal 20% del 2023, al 43% del 2024. Questo raddoppio è un segnale positivo perché mostra che ormai viene percepita come un’opportunità, più che come una minaccia per l’occupazione. Ma è anche un segnale su cui chi fa selezione non sente affatto di avere la strada spianata. Già, perché il tema oggi è quello di distinguere i veri esperti, capaci di avere visione, dai pseudo-esperti, per lo più abili nell’utilizzo degli strumenti ma non nel loro impiego strategico. Il futuro del lavoro, però, «non è solo una questione di tecnologie, ma di visione – avverte Manuela Vergano, director di Hays Italia -. Nel 2025, le aziende che sapranno distinguere il talento autentico, colmare il divario di competenze e mettere al centro la persona, con il suo bisogno di flessibilità, benessere e inclusione, saranno quelle capaci di costruire un vantaggio umano prima ancora che competitivo. È il momento di investire nel potenziale delle persone, perché è lì che nasce l’innovazione più vera».
Il mercato del lavoro sta affrontando un momento di dinamismo, come raccontano i dati degli occupati che in marzo hanno superato 24 milioni e 307mila, due milioni in più rispetto allo stesso mese del 2005: in 20 anni sono quindi cresciuti di quasi 2 milioni. E come raccontano anche i dati Unioncamere-Anpal, Sistema informativo Excelsior. Da maggio a luglio le imprese prevedono di assumere un milione e 652.600 nuove risorse, in crescita del 4,4% rispetto al 2024. Cresce la domanda, ma cresce anche lo skill gap, dovuto alla rapida evoluzione tecnologica.
Secondo le previsioni di Hays, l’Ai è diventata la vera protagonista nella selezione, ma con una complicazione, dovuta alla difficoltà nel distinguere i veri esperti di Ai dai “pseudo-esperti”, perché «nelle imprese ci si concentra ancora su applicazioni molto specifiche, come il supporto alla produttività e l’automazione dei processi, trascurando invece gli impieghi strategici più estesi della tecnologia», osserva Vergano.
Del resto la rapida evoluzione tecnologica sta ampliando il divario tra le competenze richieste e quelle effettivamente disponibili sul mercato. Settori come Tech, Banche & Assicurazioni, Ingegneria, Manifattura e Life Sciences «mostrano un deficit di centinaia di migliaia di ruoli vacanti a livello globale. In particolare, emerge che il 50% della forza lavoro globale ha più di otto anni di esperienza, mentre i network emergenti, come India, Colombia, Malesia e Polonia, sono popolati prevalentemente da giovani con meno di tre anni di esperienza», dice Vergano. Per rispondere alla crescente discontinuità nelle competenze e all’invecchiamento dei lavoratori, la strada indicata da Hays diventa la formazione continua, puntando su programmi di Hire-Train-Deploy (assunzione, formazione, impiego) per trasformare i talenti esistenti in nuove figure chiave. Parallelamente cresce anche la richiesta di programmi di formazione strutturata: secondo Hays Italia, l’85% delle aziende italiane investirà quest’anno sulle risorse umane e sul training, destinando il 41% dei fondi a programmi di formazione, il 40% a iniziative di retention e il 31% alla riorganizzazione. Per chi farà assunzioni restano alcuni caposaldi: il primo è lo smart working che continua ad essere considerato cruciale per la conciliazione vita-lavoro. L’altro è il benessere mentale che è forse uno dei temi che nell’ultimo anno ha registrato la crescita più significativa, con un impatto diretto sulle performance aziendali. Per il 2025, secondo Vergano, le aziende dovrebbero puntare sulla flessibilità oraria, su consulenze psicologiche, programmi di gestione dello stress, oltre che sul rafforzamento del senso di appartenenza e del benessere dei team.