a revisione del sistema degli incentivi rischia di creare un vuoto normativo che da qui a un anno potrebbe impedire l’accesso agli aiuti pubblici da parte delle imprese. Come emerge dalla lettura del decreto legislativo approvato definitivamente il 22/6/2026 dal Consiglio dei ministri recante la “Revisione del sistema degli incentivi” (si veda ItaliaOggi di ieri), dopo il drastico taglio delle agevolazioni operato dal legislatore occorrerà attendere la legge di bilancio 2027 per stabilire quali saranno le modalità operative del Fondo per la crescita sostenibile, Fsc (in pratica il più importante strumento incentivante “superstite” a disposizione per il prossimo futuro del Ministero delle imprese del made in Italy) e soprattutto se ci saranno e quali saranno le risorse disponibili per finanziare le singole sottomisure che sono state convogliate all’interno dello stesso Fsc (ricerca e sviluppo, start up, investimenti green e accesso al credito). Non solo. Per l’emanazione dei bandi previsti dalla nuova normativa che saranno utilizzati per finanziare le predette singole sottomisure occorrerà attendere l’adozione di una “apposita disciplina quadro” che potrà essere attuata dal Mimit entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio 2027 (e quindi entro giugno del prossimo anno). Si tratta di un gap temporale e quindi di un problema che non nasce tanto per i procedimenti già avviati alla data di entrata in vigore del decreto in esame per i quali valgono ancora le vecchie regole per accedere agli incentivi (anche nel caso di quegli aiuti che la riforma ha previsto di sopprimere), ma per i procedimenti avviati successivamente per i quali sono invece in vigore le nuove disposizioni. Infatti, nell’ipotesi di un utilizzo estremo dei termini disponibili da parte del Mimit (180 giorni dalla legge di bilancio 2027), saremmo di fronte ad una vacatio legis che rischia di lasciare a bocca asciutta fino alla metà del prossimo anno quelle imprese che proprio in questi giorni stanno mettendo in cantiere investimenti per la crescita e lo sviluppo. Si tratta, in altri termini, di un meccanismo normativo che per quanto riguarda la corsa agli incentivi rischia di creare diseconomie per le imprese che potrebbero fare il paio con quelle relative all’impossibilità di beneficiare dell’iperammortamento da parte di quei soggetti che pur avendo avviato gli investimenti nel 2026 non riescono a completarli entro l’anno corrente e sono giocoforza costretti a beneficiare della maxi deduzione fiscale solo nel 2028.
La struttura di Fcs. Il Fondo per la crescita sostenibile (d.l. 83/2012), il principale collettore di misure a sostegno delle imprese a disposizione del Mimit, è una sorta di contenitore di strumenti agevolativi destinato a finanziare programmi e interventi con particolare riguardo alle seguenti sezioni:
– ricerca, sviluppo e innovazione (che mantiene gli incentivi agli Ipcei);
– start up d’impresa (comprese le cooperative e la nuova imprenditorialità a prevalente o totale partecipazione giovanile e femminile);
– investimenti produttivi per la transizione verde e digitale (per i quali vengono mantenuti i Contratti di sviluppo);
– accesso al credito e al mercato dei capitali (che mantiene il “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”.
Altri strumenti agevolativi. Oltre a Fsc la Riforma prevede i seguenti strumenti di incentivazione:
– Fondo di garanzia per le Pmi, legge 662/1996;
– Fondo di sostegno al Venture capital (anche denominato Fondo nazionale per l’innovazione), legge 145/2018;
– Nuova Sabatini, beni strumentali, legge 98/2013;
– Incentivi nel settore dell’aerospazio, legge 808/1985.
Il settore dell’aerospazio. La legge 808 opera tramite specifici bandi emessi dal Mimit e finanzia progetti di r&s e competitività nel settore aerospaziale civile, offrendo finanziamenti agevolati a tasso zero fino al 70% per le grandi imprese e fino all’85% per le pmi. I beneficiari sono le imprese costruttrici di aeromobili, motori, equipaggiamenti e materiali aeronautici.