Sono quasi 270mila i dipendenti degli studi professionali che attingono al welfare contrattuale, circa 100mila i professionisti. Interventi – sanità integrativa, formazione, misure per migliorare il tempo di vita – che nascono da un sistema bilaterale articolato, flessibile, capace di essere in sintonia con le esigenze dei lavoratori e dei titolari di studio. Il quadro emerge dal rapporto «Generare Welfare. La bilateralità degli studi professionali» curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, presentato a Roma. Il sistema, che si incardina sugli istituti del contratto collettivo nazionale di lavoro, accompagna lo sviluppo degli studi. I capisalsdi sono Cadiprof, la cassa che eroga prestazioni sanitarie integrative, ed Ebipro, il fondo che – per dipendenti e professionisti, anche quelli che operano da soli, senza addetti – interviene con prestazioni legate alla famiglia, alla formazione e al tempo di vita e, per le partite Iva, soprattutto con pacchetti integrativi sanitari.
A queste realtà va aggiunta Fondoprofessioni, nato con l’accordo interconfederale del 2003, che finanzia pacchetti formativi destinati alle realtà degli studi e delle Pmi. Punto di riferimento – come detto – il Ccnl degli studi professionali, sottoscritto da Confprofessioni (per la parte datoriale) e da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.
La bilateralità costituisce uno strumento strategico per accompagnare lo sviluppo degli studi professionali, realtà che – nonostante la tendenza a una maggiore organizzazione e massa critica – sono ancora oggi caratterizzate da dimensioni molto piccole, specie nel Mezzogiorno. Come è stato ricordato dalle parti sociali – da Marco Natali, presidente di Confprofessioni, a Danilo Lelli (Filcams Cgil), Luigi Spinzi (Fisascat Cisl), Gabriele Fiorino (Uiltucs, vice presidente di Cadiprof) – il “welfare” condiviso, modulato secondo le rispettive esigenze di lavoratori e datori, è la leva principale per le adesioni a Cadiprof ed Ebipro.
Tra il 2015 e il 2025 i dipendenti iscritti a Cadiprof ed Ebipro sono aumentati del 51% (266.255, la consistenza media); la componente femminile tocca quasi l’84% anche se nell’ultimo periodo aumentano le assunzioni di uomini. Rilevante la crescita degli iscritti nel Sud( + 135% dal 2015 al 2025). La classe di età prevalente (27%) è quella tra i 45 e i 54 anni: in linea con le dinamiche demografiche generali la platea dei dipendenti va incontro a un graduale invecchiamento. La domanda di prestazioni arriva in prevalenza dal Centro Nord, in particolare dalla Lombardia. Il Sud sconta ancora un ritardo negli sportelli di informazione territoriale e soffre di una maggiore frammentazione delle realtà professionali.
L’utilizzo delle prestazioni sanitarie di Cadiprof interessa ogni anno un dipendente su tre, naturalmente sono le coorti più mature a far registrare un tasso più elevato di richieste. Negli anni la spesa cresce più del numero delle prestazioni che aumentano per valore unitario: l’importo erogato si attesta a 21,1 milioni (+119% nel decennio), mentre gli interventi sono 313mila (+59,8%). In percentuale guadagna peso la prevenzione, mentre scendono un po’ visite e accertamenti; nel pacchetto dedicato alla famiglia rilevante la crescita del rimborso per dispositivi medici e per visite psicologiche, mentre si contrae il numero degli interventi collegati a paternità, maternità e assistenza dei bambini. Nel ventaglio delle disponibilità di Ebipro le spese per lo sport superano quelle per i libri di testo. Francesco Seghezzi (presidente Adapt) e Maria De Paola (università di Reggio Calabria) hanno sottolineato che la domanda di welfare restituisce l’immagine della società: per questo è importante il monitoraggio anche per programmare i cambiamenti nell’offerta. Tommaso Nannicini, direttore scientifico dell’Osservatorio libere professioni, ha posto l’accento sul ruolo della bilateralità, che si è fatta carico di rispondere alla sollecitazione dell’Unione europea di fare investimento sociale. Il welfare dal basso, che nasce al tavolo della contrattazione dove siede chi rappresenta i datori di lavoro e i lavoratori, ormai rappresenta una parte consistente di tutele e di sicurezza sociale. Da Alessandra Caretta, di Covip, è arrivato il monito a curare l’educazione previdenziale. Tra l’altro anche i titolari di studio sono tenuti – in base alla riforma della previdenza complementare della legge di Bilancio 2026 – a fornire ai dipendenti informazioni sulla previdenza di secondo pilastro. Quali le sfide per il welfare negli studi? Il rinnovo, nel 2027, del contratto potrebbe portare a riflettere su come espandere le misure, sempre seguendo i bisogni, attraverso l’aumento della contribuzione. Poi ci sono gli intenti del legislatore. Dal decreto legge Pnrr è stato cancellato l’articolo che voleva assoggettare le casse sanitarie al controllo Covip. La trasparenza, ha rimarcato Andrea Dili, presidente di Ebipro, è interesse degli enti e, soprattutto, degli iscritti, ma sull’architettura e la modalità dei controlli occorre che la politica operi un confronto preventivo con gli operatori.