07.09.2026

Il valzer dei risparmi guida i balli bancari

  • La Repubblica

C’è chi sostiene che i risparmi rappresentino il vero petrolio degli italiani. L’anno scorso, interpellato sui poteri del golden power utilizzati dal governo Meloni sull’offerta di Unicredit su Banco Bpm, il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, aveva osservato: «Le questioni del risparmio sono di indipendenza nazionale, riguardano la sicurezza nazionale». A muovere i fili del risiko bancario sono in definitiva proprio loro, i risparmi. Il motivo è che dietro alle aggregazioni e al consolidamento si cela l’intento di allargare la base dei clienti, che si tratti di imprese o famiglie. In quest’ultimo caso, la banca o la compagnia assicurativa punta ad aumentare i risparmi gestiti o amministrati, così da ottenere più commissioni e quindi più ricavi. «Acquisire masse è sempre una buonissima idea, per chiunque» sintetizza un esperto del settore.
Ecco che così al centro delle manovre, ci sono le Assicurazioni Generali, che da sole gestiscono attività (asset under management) complessive per 944 miliardi (dato al 30 giugno, cresciuto di quasi il 5% annuo sul 2025). Un “tesoretto” che aiuta a comprendere le critiche che aveva sollevato, l’anno scorso, la possibilità che una parte di questi risparmi potesse rientrare in un’operazione comune, poi non a caso naufragata, tra Trieste e la francese Natixis. Le parole
dell’ad di Intesa si inserivano proprio in quel contesto. Ora la stessa banca milanese, se andrà in porto l’offerta su Mps che partirà in autunno, potrebbe diventare la prima azionista del gruppo assicurativo del Leone. Il quale, inoltre, possiede poco più del 50% di Banca Generali, la società del risparmio gestito e amministrato che, con Banco Bpm, sotto il sole di agosto è finita nel mirino della doppia offerta annunciata dal Montepaschi, in chiave difensiva ma
anche di contrattacco. Già l’anno scorso, per smarcarsi da Mps, la Mediobanca di Alberto Nagel aveva tentato, senza successo, di acquisire Banca Generali.
I recenti numeri diffusi dall’associazione di categoria Assoreti aiutano a comprendere perché ci sia così tanto interesse per il risparmio gestito e in particolare per le reti, che già nel 2025 avevano registrato afflussi record per 60,8 miliardi. A fine giugno, grazie a un equo mix di raccolta (35,1 miliardi nel primo semestre) ed effetto dei mercati, il patrimonio dei
risparmiatori seguiti da consulenti ha raggiunto 1.078 miliardi di euro. Il dato, suddiviso in 667,8 miliardi di risparmio gestito (fondi d’investimento) e 409,8 di amministrato, risulta in rialzo sia dai 1.003 miliardi di fine marzo sia dai 942,7 miliardi dello stesso periodo del 2025. «La continua crescita del patrimonio affidato dai nostri clienti – commenta Gian Maria Mossa, presidente di Assoreti e numero uno di Banca Generali – testimonia la capacità di costruire relazioni di fiducia durature, che tengono e aiutano soprattutto nelle fasi di incertezza. In un contesto in cui l’emotività spinge spesso i risparmiatori a decisioni controproducenti, come vendere nel momento sbagliato o rinunciare a investire per paura, il valore della consulenza sta nel riconoscere e gestire questi bias, trasformandoli in scelte coerenti con i propri bisogni, traducendoli consapevolmente in obiettivi».

La stessa Assoreti stila la classifica delle big della consulenza associate (non c’è Azimut) in Italia: al vertice ci sono Fideuram e Intesa Sanpaolo private banking (gruppo Intesa), che da sole mettono insieme masse per quasi 409 miliardi; a seguirle a distanza ci sono Banca Mediolanum e Finecobank, entrambe con quasi 149 miliardi di patrimonio a testa, e Banca Generali con circa 120 miliardi. Alle due società del gruppo Mps, Mediobanca Premier e Widiba, fanno capo masse rispettivamente per 40,43 e 10,73 miliardi. Se quindi andasse in porto l’offerta senese su Banca Generali, i consulenti di Rocca Salimbeni si troverebbero a superare sia Mediolanum sia Fineco. E se andasse a segno anche l’operazione di Intesa sulla stessa Mps, la prima banca italiana svetterebbe su tutte ancora più, andando ad aggiungere
alla propria rete masse per oltre 170 miliardi. Va poi considerato che l’altra offerta lanciata da Montepaschi, su Banco Bpm, potrebbe portare nel perimetro senese anche i fondi di Anima, che gestisce 207,7 miliardi (209,2 con le masse amministrate). Del resto, stando ai numeri di Assogestioni, l’industria dei fondi, dopo avere raccolto 2,38 miliardi in un primo semestre complicato come quello del 2026, ha visto il patrimonio gestito superare 2.678 miliardi.
In questo scenario, non si tiene conto di Unicredit. Secondo gli analisti di Mediobanca research, il gruppo guidato da Andrea Orcel dovrà in qualche modo prendere parte al “gran finale” del risiko italiano, a meno di non essere danneggiato sul mercato domestico. E tra le varie indiscrezioni circola il nome di Banca Generali, anche perché Unicredit non possiede (più dopo l’uscita da Fineco) una rete strutturata e articolata di consulenti.