07.09.2026

Modello integrato con controlli anche su fornitori e consulenti

  • Il Sole 24 Ore

In un contesto economico sempre più complesso e interconnesso, il rischio per le imprese non nasce più soltanto all’interno dei propri confini organizzativi. Sempre più spesso le responsabilità prendono forma lungo la filiera produttiva, nei rapporti con fornitori, subfornitori, appaltatori e partner commerciali.

La questione è destinata a incidere profondamente sulla governance delle organizzazioni. Non basta più verificare la correttezza delle proprie attività. Diventa essenziale conoscere chi produce, chi trasporta, chi subappalta e chi contribuisce concretamente alla realizzazione di beni e servizi. In altre parole, la filiera rappresenta una vera e propria area di rischio strategico.

Diligenza organizzativa

Le cronache giudiziarie testimoniano che fenomeni di sfruttamento del lavoro, violazioni ambientali, irregolarità contributive e infiltrazioni criminali possono annidarsi proprio nei livelli meno visibili della catena produttiva. Ciò che rende particolarmente delicata la situazione è il fatto che tali comportamenti illeciti possono generare conseguenze rilevanti anche per il committente che non abbia adottato adeguati sistemi di controllo.

Il tema centrale diventa quindi quello della cosiddetta diligenza organizzativa. La domanda che sempre più spesso viene posta non riguarda ciò che è accaduto ma ciò che l’organizzazione ha fatto per evitare che accadesse.

In questo scenario assume innanzitutto un ruolo determinante la qualità dei processi di selezione dei fornitori. Tariffe anormalmente basse, strutture produttive insufficienti, assetti societari poco trasparenti o assenza di adeguate certificazioni rappresentano oggi indicatori che meritano approfondimenti specifici. Il costo non può più essere l’unico parametro di valutazione. Affidabilità, sostenibilità e capacità organizzativa diventano elementi altrettanto decisivi.

Per questa ragione è necessario verificare la rispondenza tra quanto dichiarato e la realtà tramite audit, verifiche sul campo e la raccolta sistematica di informazioni, che dovrebbero diventare strumenti ordinari di gestione aziendale. In tale contesto il Modello 231 assume una funzione sempre più strategica, quale fulcro di un sistema di governance capace di integrare controllo interno, gestione dei fornitori, monitoraggio dei rischi e tutela della reputazione aziendale. La sua efficacia si misura nella concreta capacità di prevenire comportamenti illeciti e non nella semplice esistenza di procedure formalmente adottate. Il perimetro della responsabilità si estende oltre i confini aziendali anche nel settore dell’AI, che rappresenta una delle aree più dinamiche del rischio penale d’impresa, atteso che i reati informatici e quelli commessi mediante strumenti di intelligenza artificiale possono dipendere da terzi come fornitori, partner commerciali, consulenti e clienti. Diventa pertanto necessario censire i sistemi utilizzati, definire policy interne, disciplinare i rapporti con i clienti e fornitori, attribuire responsabilità chiare tra funzioni legali, compliance, It, Hr e procurement. La vera sfida per le imprese consiste dunque nel passare da una compliance documentale a una compliance sostanziale.

Sistema integrato

Le organizzazioni che sapranno sviluppare una cultura del controllo diffusa e integrata saranno pertanto maggiormente in grado di proteggersi da rischi economici, penali e reputazionali. Al tempo stesso, in un’epoca in cui investitori, clienti, istituzioni e stakeholder attribuiscono un’importanza crescente ai criteri ambientali, sociali e di governance, le capacità di dimostrare una gestione responsabile delle supply chain può rappresentare un fattore distintivo di rafforzamento della loro fiducia nell’azienda.

Emerge così una visione moderna della compliance. Non un insieme di adempimenti burocratici da gestire in modo formale, ma un sistema integrato che coinvolge tutte le funzioni aziendali e che contribuisce direttamente alla competitività dell’impresa. La prevenzione diventa un investimento e la trasparenza un valore economico.