07.09.2026

Finisce l’epoca del debito a tassi di interesse bassi

  • La Repubblica

Le attese per la conferenza di Jackson Hole quest’anno erano maggiori del solito e non sono state deluse. Il neopresidente della Riserva Federale Kevin Warsh ha espresso una visione forte e convincente sulle tendenze dell’economia e sul ruolo della banca centrale nel contrastare l’inflazione, ormai da 5 anni sopra l’obiettivo del 2% della Fed. I timori che il successore di Powell partisse debole, ostaggio della politica e dei disaccordi all’interno del comitato che presiede (Federal Open Market Committee) sono per il momento fugati.
Mediaticamente meno visibile ma importante anche la sessione sui pagamenti digitali, che ha contribuito a fare chiarezza su un tema molto dibattuto e su cui permangono ambiguità e divergenze. Tre i principali messaggi emersi, che riguardano gli Stati Uniti ma anche governanti e banchieri centrali di tutto il mondo.
Il primo è che l’epoca in cui debitori pubblici e privati potevano contare su tassi di interesse bassi per accumulare debito senza preoccuparsi della sua sostenibilità è archiviata. I tassi a lungo nel mondo hanno raggiunto o superato i livelli precedenti alle due grandi crisi del 21° secolo (crisi finanziaria e pandemia) e continuano a crescere. Nel frattempo i debiti sono saliti enormemente, creando una miscela potenzialmente esplosiva per il sistema finanziario. Per i governi da entrambi i lati dell’Atlantico il messaggio è evidente: la sostenibilità torna in primo piano. In Europa i termini dell’equazione sono diversi ma non necessariamente più favorevoli, dato che a tassi di interesse più bassi corrisponde una più bassa crescita. La cosa riguarda anche i banchieri centrali. Se i rendimenti sono stabilmente più alti su tutte le scadenze, è difficile che il tasso di equilibrio (il tasso naturale “r-star” a cui la politica monetaria è considerata neutrale) possa restare immutato. La Bce ha recentemente riaffermato che il tasso naturale nell’area euro è zero al netto dell’inflazione, ma quelle stime sono probabilmente destinate a crescere insieme ai rendimenti del mercato.

Sulla comunicazione della banca centrale, Warsh ha reiterato la scelta di uno stile parsimonioso, in cui la banca centrale parla poco e soprattutto non esprime orientamenti sui tassi di interesse futuri: la cosiddetta forward guidance. Poichè la banca centrale trae informazioni dal mercato, il rischio è che l’interazione fra i due venga ad assomigliare a una
camera tappezzata di specchi, in cui tutto è riflesso e la realtà si perde. Warsh non ha parlato di tassi ma ha concentrato il suo ragionamento interamente sull’analisi dell’economia, sulle pressioni inflazionistiche, sulle condizioni finanziarie («farei fatica a considerarle restrittive …») e sulle responsabilità della Fed nel frenare l’inflazione. Il messaggio ai mercati è arrivato comunque forte e chiaro, con dollaro forte e tassi in crescita.
La critica di Warsh riguarda anche la pratica di basare le decisioni di politica monetaria sui dati più recenti, l’approccio data dependent sostenuto dal suo predecessore Powell e dalla stessa presidente della Bce Christine Lagarde. Gli ultimi dati, secondo Warsh, sono imprecisi e ingannevoli; bisogna interpretarne le tendenze. Meno automatismi, quindi, meno decisioni retrospettive e più responsabilità nel guidare il mercato attraverso analisi e interpretazioni prospettiche.
Sono critiche che riguardano in qualche misura tutte le banche centrali, ma la loro portata effettiva dipende da come sono messe in atto. La distinzione fra data dependency e lettura dei trend è meno drastica di quanto appaia, dato che ogni tendenza viene sempre verificata e aggiustata in base ai nuovi dati. E la metafora degli specchi può applicarsi, in ultima analisi, anche all’approccio analitico che il neopresidente invoca. Il dibattito su questi temi continua;
dopo Jackson Hole gli argomenti portati da Warsh ne forniranno il punto di riferimento.
Nella sessione sul sistema dei pagamenti è intervenuta Isabel Schnabel, del comitato esecutivo Bce, con un contributo sul futuro dei pagamenti all’ingrosso. L’indicazione importante è che, dopo la rivoluzione delle criptovalute, con la tokenizzazione degli strumenti finanziari e l’introduzione dei registri distribuiti, l’orientamento che emerge è
quello di combinare quelle innovazioni con il regolamento in moneta della banca centrale. In questa direzione, che combina efficienza e sicurezza, la Bce è all’avanguardia con i progetti Pontes (che integra Target con un registro distribuito) e Appia (che estende lo stesso principio ad altri strumenti finanziari). Le innovazioni di cui sopra daranno quindi frutti principalmente nei sistemi all’ingrosso, mentre quelli al dettaglio hanno già raggiunto un assetto maturo.
Segnale eloquente: l’euro digitale non è stato mai citato nel contributo di Schnabel.