Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Il Pil cresce con più federalismo”

Il Pil migliora con più federalismo. Bastano, per dire, 25 miliardi di trasferimenti aggiuntivi agli enti locali, un 10% extra, per incrementare la ricchezza pro-capite dello 0,63%. Quasi quanto previsto, a fatica, dal governo per quest’anno. E a un passo dall’effetto del quantitative easing per il 2015, stimato in uno 0,7%. Con la differenza che il programma di acquisto di titoli della Bce costa 60 miliardi al mese, mentre si può aumentare il grado di “sussidiarietà verticale”, ovvero spostare maggiori risorse dal centro alla periferia, senza toccare il saldo totale. Ma non è un paradosso in questo momento storico e politico, per un Paese in cui gli enti locali, in primis le Regioni, sono sinonimo di sprechi, malaffare, ruberie?
Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, uomo forte di Comunione e Liberazione, già architetto per molti anni del Meeting di Rimini, la contraddizione non esiste. «Basta con il massimalismo, dobbiamo smetterla di dire che tutto va male. Piuttosto facciamo funzionare i costi standard e diamo di più a chi è capace di gestire. Non si tratta qui di difendere a priori l’inefficienza, che pure esiste sia a livello centrale che locale. Ma di premiare in modo mirato e flessibile un federalismo virtuoso. L’Italia deve diventare un Paese a geometria variabile, unito se diversificato ».
Il corposo rapporto che la Fondazione presenterà in Parlamento il prossimo 15 aprile contiene l’inedita quantificazione dell’impatto tra il decentramento delle risorse e il Pil. Oltre a un’implicita critica al governo Renzi che con la riforma Boschi della Costituzione si muove in direzione del tutto contraria, più centro e meno periferia. «Sono perplesso sul ritorno al centralismo, è vero. Ma il rapporto non è una critica al governo, piuttosto il pungolo per una flessibilizzazione modello Germania», precisa Vittadini. «D’altro canto, il ministero dell’Istruzione non sa qual è la sua spesa, quello della Sanità non riesce a intervenire sulla propria. Vogliamo davvero dare più poteri al centro?».
Con la riforma Boschi, «il ruolo delle Regioni viene fortemente ridimensionato, vanificando quanto di buono fatto in passato, e non è evidente quale modello alternativo il governo abbia in mente», osserva puntuto Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze alla Cattolica di Milano e tra i fondatori del sito lavoce. info, in un saggio posto a corredo dello studio. «Il decentramento può essere molto utile per una maggiore efficienza della spesa, dipende da come lo si fa. Perché ad esempio non immaginarne uno differenziato, dove i territori con più capacità amministrativa e risorse ricevono maggiore autonomia e minori controlli, anche in forme sperimentali e revocabili? ». Una proposta che per ora il governo sembra respingere, temendo la contrarietà di un’opinione pubblica sfiduciata dalle cronache giudiziarie.
«Siamo partiti dai dati Eurostat relativi a 30 Paesi europei nel periodo 1995-2013», spiega Gianmaria Martini, docente di Economia all’università di Bergamo, autore del rapporto. «Si tratta di uno dei primi studi sistematici sulla sussidiarietà verticale, con un risultato nuovo e importante per un Paese come il nostro, laddove meno sussidiarietà comporterebbe un ulteriore freno alla crescita, già a zero». L’indice di sussidiarietà verticale per l’Italia è tra i più bassi in Europa, sebbene migliore di Francia e Regno Unito. Nel 2013 era al 30%, contro il 46 della Germania, il 48 della Spagna e una media Ue a 28 del 33%.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa