Alphabet chiede al mercato 80 miliardi di dollari per finanziare la sua corsa nell’intelligenza artificiale. Ma la cifra – enorme – è solo una voce all’interno di una contabilità molto più estesa: quella del capitale che l’Intelligenza artificiale sta risucchiando da Borse, fondi privati, obbligazioni e bilanci delle stesse Big Tech. L’operazione annunciata dalla casa madre di Google serve a espandere infrastrutture di calcolo e capacità legate all’IA e si inserisce in una ricerca di fondi che sembra non conoscere fine. Così, è un caso significativo che nelle stesse ore Donald Trump firmi un ordine esecutivo che chiede alle aziende dell’IA di concedere al governo accesso ai loro modelli più potenti 30 giorni prima del rilascio pubblico. Da una parte il capitale privato che corre, dall’altra lo Stato che prova a guardare in anteprima dentro la macchina, pur senza fermarla.
Alphabet non è sola nella caccia ai fondi per gli investimenti. Secondo le stime circolate dopo le ultime trimestrali, i quattro grandi hyperscaler americani — Google, Amazon, Microsoft e Meta — potrebbero arrivare nel 2026 a investire fino a 725 miliardi di dollari in conto capitale, proprio per spingere le loro infrastrutture IA. È una gara ormai senza soste in cui si inserisce anche la corsa a chi si quoterà per primo tra Antrophic e OpenAI: chi taglia subito il traguardo
– sostengono molte banche d’affari – attirerà più risorse del secondo arrivato. E dovrà comunque fare i conti con l’offerta già in rampa di lancio di SpaceX, con la sua componente di intelligenza artificiale rappresentata da xAI.
Se agli investimenti in conto capitale si aggiungono altre fonti di finanziamento il conto arriva poi a livelli stratosferici: nel 2026 sulle grandi società del settore potrebbero arrivare fino a 1.200 miliardi di dollari. Ci sono infatti i 188 miliardi raccolti nei primi tre mesi dell’anno da quattro sole società – le solite OpenAI, Anthropic, xAI e Waymo — che hanno monopolizzato l’attenzione, e i soldi, del Venture capital, E poi, ovviamente, le quotazioni in arrivo: i tre grandi nomi, compreso il conglomerato di Musk, potrebbero raccogliere sul mercato da 50 a 80 miliardi ciascuna.
Il flusso di denaro che dal mondo si dirige verso gli Usa, oltre alle promesse rivoluzionarie dell’IA, spiega anche la volontà della Casa Bianca di voler avere più voce in capitolo. L’ordine esecutivo di Trump è più “soft” rispetto a una versione che aveva deciso di non firmare due settimane fa, ma rappresenta comunque una presenza concreta del governo nel settore. In origine il periodo in cui era previsto l’accesso in anteprima – non obbligatorio, ma che le
società sono invitate a concedere – era di 90 giorni. I timori degli operatori erano che si andasse verso una regolamentazione obbligatoria dei loro modelli. Così non sarà, pare assicurare Trump, che usa appunto una mano più leggera del previsto. Ma l’ordine esecutivo, che chiede anche ai funzionari della sicurezza nazionale e della cybersecurity di collaborare con le aziende per affrontare le vulnerabilità del software che l’IA può rivelare- il caso più
celebre è quello di Mythos di Anthropic – abbatte comunque un muro tra Stato e mercato.