20.04.2026

Gli Etf tirano il freno per le tensioni mondiali

  • La Repubblica

Battuta d’arresto a marzo per gli Etf europei, i “fondi” a basso costo che si possono facilmente acquistare e vendere sulle piattaforme tecnologiche allo stesso modo delle azioni e degli altri prodotti finanziari quotati in Borsa. La raccolta netta degli Exchange traded fund è rimasta pur sempre positiva, ma in forte calo rispetto ai primi due mesi del 2026: “soltanto” 9,4 miliardi, contro i 45,4 miliardi di febbraio e i 46,8 di gennaio. È stata ovviamente la guerra in
Iran a determinare questo brusco calo di una raccolta che rimane comunque, fino a questo momento, positiva. Anzi, il recente Rapporto Etfgi di aprile mette in luce che, nonostante il blando aumento della raccolta netta a marzo, nell’ultimo anno (dal primo aprile 2025 al 31 marzo scorso) è stato messo a segno un record di flussi netti, pari a 128,7 miliardi di dollari (intorno ai 150 miliardi di euro).
Tuttavia, secondo il Rapporto di Morningstar coordinato da Jose Garcia-Zarate, a marzo il patrimonio degli Etf europei, a causa delle perdite registrate sui mercati finanziari, è sceso a 2,8 trilioni (2.800 miliardi) dai 2,95 trilioni del mese precedente. «Il conflitto – ha scritto Amundi nel suo report della settimana scorsa – ha colpito i mercati azionari e obbligazionari, ha fatto salire i prezzi del petrolio e ha riacceso le preoccupazioni sull’inflazione». Non è dunque strano che ci sia stato un rallentamento nella crescita degli Etf. Ma la cosa più interessante è com’è cambiata in così pochi giorni la mappa degli Exchange traded fund europei. Molti comparti si sono rafforzati, altri sono in forte calo. Tutto questo ci illumina su come gli asset manager (e in piccola parte i singoli risparmiatori) si sono comportati per far fronte alle difficoltà sopraggiunte. L’utilizzo degli Etf è più semplice e più rapido rispetto ai fondi d’investimento, e quindi gli aggiustamenti risultano più repentini. Il settore Etf più colpito dalle correzioni effettuate è quello dei servizi finanziari, che hanno avuto una raccolta netta negativa a marzo pari a 3,744 miliardi, secondo il report di Morningstar. Molti settori azionari Etf hanno avuto un segno meno nella raccolta. Ad esempio quello delle piccole e medie imprese tedesche (meno 858 milioni), metalli preziosi (meno 832 miliardi), l’azionario Usa large cap “growth” (meno 762). Hanno avuto flussi negativi anche gli azionari “large cap blend” (un mix di strategie growth e value) di Giappone ed Europa, l’azionario cinese, le small cap Usa e il settore equity dell’Health care.
Ma gli Etf azionari sono comunque cresciuti, anche se di poco, a marzo (8,8 miliardi di euro).
Dunque dove si sono diretti gli investimenti? Lo spiega il report di Amundi: «Alla ricerca di diversificazione, gli investitori hanno privilegiato posizioni di mercato ampie, in particolare le strategie all-country world». Così il comparto con la raccolta netta più alta (6,6 miliardi) è stato il “Global Large cap blend equity”, una posizione più generica rispetto a singoli mercati d’investimento, giudicati più rischiosi.
A livello di reddito fisso, a marzo la raccolta degli Etf è stata negativa per 2,4 miliardi, la fuoriuscita più alta dal 2022, l’anno in cui iniziò la guerra di Putin contro l’Ucraina. A perdere maggiori flussi sono stati il segmento delle obbligazioni europee high-yield (meno 2,1 miliardi) e quello corporate (meno 1,67 miliardi).
Come nel caso del segmento azionario, anche qui si è puntato su un comparto più ampio e diversificato a livello mondiale, il “Global corporate bond”, che ha avuto una raccolta netta positiva per 1,27 miliardi. Al secondo posto per flussi positivi gli Etf dei bond governativi (più 857 milioni). Al terzo posto è emersa la preferenza per i bond governativi “ultra short term” (705 milioni), un parcheggio in attesa degli sviluppi della situazione globale.