05.06.2026

Giudici tributari, Italia bocciata

  • Italia Oggi

Italia inadempiente sui diritti dei giudici onorari in tema di compensi, ferie, assistenza e previdenza. Dopo la Consulta, a tirare le orecchie allo Stato italiano ci ha pensato la Commissione europea che, ieri, ha deciso di avviare una procedura di infrazione sulle condizioni di lavoro dei giudici tributari onorari. Ci saranno due mesi di tempo per rispondere alla lettera di messa in mora, passati i quali la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

La riforma. La giustizia tributaria italiana è stata recentemente riformata dalla legge 130/2022 e dai successivi decreti attuativi. Tante le novità introdotte, tra cui il superamento del modello dei giudici onorari, con l’introduzione di un concorso pubblico per l’assunzione di magistrati a tempo pieno. Non più, quindi, giudici onorari che esercitano la funzione in via non esclusiva, ma magistrati tributari professionali assunti mediante concorso.

I rilievi della Ue. La riforma risolve alcuni problemi già evidenziati in sede europea, ma non elimina le criticità per i giudici tributari onorari tuttora in servizio. Un concetto spiegato chiaramente nella nota della Commissione: «Secondo la legge italiana, la competenza tributaria è esercitata sia dai magistrati tributari di professione che dai giudici tributari onorari, che svolgono funzioni giurisdizionali a tempo parziale». Tuttavia, «sebbene una recente riforma preveda la graduale sostituzione dei giudici onorari con magistrati di professione, quelli attualmente in servizio possono rimanere in carica fino al raggiungimento dell’età pensionabile di 70 anni».

Secondo la Commissione, i giudici tributari onorari, «pur svolgendo le stesse funzioni giurisdizionali ed esercitando la competenza su casi di identica natura e valore, sono soggetti a condizioni di lavoro meno favorevoli». Nello specifico, visto che questi magistrati non sono titolari di un rapporto di lavoro subordinato, «sono soggetti a un trattamento differenziato rispetto ai magistrati tributari in relazione a ferie, pensione di vecchiaia e diritti previdenziali, come congedo per malattia e congedo di maternità». Inoltre, i giudici tributari onorari «percepiscono una retribuzione proporzionalmente inferiore a quella dei magistrati tributari».

La Commissione (in foto la sede) ritiene che tale trattamento differenziato sia incompatibile con il diritto del lavoro dell’Ue, in particolare con la direttiva 97/81/Ce del Consiglio sul lavoro a tempo parziale, la direttiva 2003/88/Ce (direttiva sull’orario di lavoro) e la direttiva 92/85/Cee del Consiglio (direttiva sulle lavoratrici in stato di gravidanza). Di conseguenza, è stato deciso di inviare una lettera di messa in mora all’Italia che, come detto, avrà ora due mesi di tempo per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato.

La Consulta. Sul punto, comunque, il governo italiano era già all’erta. Questo non solo perché la questione sui diritti dei magistrati tributari va avanti da un decennio, ma anche per la recente sentenza della Consulta n. 71/2026 del 12 maggio (si veda ItaliaOggi del 13 maggio). Nell’occasione, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 29, comma 5, del dlgs 116/2017 (come sostituito dall’articolo 1, comma 629, lettera a, della legge 234/2021), nella parte in cui fa conseguire al superamento delle procedure di «stabilizzazione» riservate ai magistrati onorari in servizio all’entrata in vigore dello stesso dlgs la rinuncia – in relazione ai rapporti precedenti la stabilizzazione – ai diritti conferiti dall’Ue, quanto alle ferie retribuite, alla previdenza e all’assistenza. La Corte ha inoltre rimesso al legislatore il compito di disciplinare le modalità di ristoro economico dei diritti citati