Poco prima dell’annuncio dell’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi, gli analisti erano convinti che il prezzo dell’azione di Generali potesse arrivare a 42 euro dai quasi 38 dei conti trimestrali. Ma l’operazione lanciata dalla banca guidata da Carlo Messina ha fatto scattare il Leone di Trieste: a cinque giorni dagli annunci il titolo è arrivato a 41 euro. Tradotto, il risiko bancario ha fatto correre Generali che appare essere al centro degli interessi e dei ragionamenti dell’industria italiana del risparmio e il punto finale di molta parte delle mosse sullo scacchiere bancario.
Per la maggior parte dei player della finanza entrati in manovra, la compagnia è un «nice to have», per usare le parole del ceo del Monte, Luigi Lovaglio quando aveva conquistato Mediobanca con il suo 13,2% del gruppo guidato da Philippe Donnet.
«È solo una partecipazione finanziaria», ha fatto eco il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina quando, lunedì scorso, ha annunciato la sua offerta di acquisto e scambio su Mps che porterà in dote una quota rotonda della compagnia di Trieste. E della stessa opinione sembra essere Andrea Orcel che, al comando di Unicredit, è arrivato a sfiorare il 9% di Generali. Sottolineando anche che «c’è un dialogo intensificato su forme di cooperazione che portano valore a entrambe le parti, nell’asset management, nelle assicurazioni e in diverse altre aree». Il corollario lo ha aggiunto anche il ceo Messina : «A me interessa l’utile netto di Generali e che questo cresca. Se poi cresce attraverso partnership con Unicredit allora ben venga», spingendosi un po’ oltre sull’intreccio che si verrà a creare una volta conclusa l’Opas di Intesa Sanpaolo. Che, se tutto andrà come previsto, significa mettere in portafoglio 625 filiali, Widiba, Mediobanca, il credito al consumo di Compass e il 13,3% di Generali, cedendo il resto a Unipol (compreso il marchio Monte dei Paschi) per rispettare i paletti Antitrust.Prima uscita
Oggi ci sarà il primo appuntamento pubblico della compagnia dopo gli annunci. Il presidente delle Generali Andrea Sironi presenta il nuovo progetto di formazione dei dipendenti del Leone, tenendo a battesimo la nuova Academy nella sede storica di palazzo Berlam che quest’anno compie 100 anni. Sarà forse l’occasione di una prima valutazione.
Una stabilizzazione dell’azionariato di Generali non può che essere positiva per la più grande istituzione finanziaria del Paese, dicono gli osservatori. E le prospettive di ampliare il business per i grandi soci finanziari e per le stesse Generali ci sono. Unicredit vuole fare crescere il suo asset management, Intesa Sanpaolo ha una grande compagnia di assicurazioni nel settore vita, principale concorrente del Leone.
Come si svilupperanno gli incroci del business? Il ceo di Generali Philippe Donnet segue da vicino lo schema complessivo. Chi ha parlato con il manager dopo gli annunci a sorpresa di lunedì racconta che l’amministratore delegato del Leone riflette su almeno quattro elementi.
Il primo, tema caro a Donnet, è l’indipendenza e l’integrità del gruppo: con un board e un management che hanno operato nell’interesse di tutti azionisti, evitando la prevalenza di singoli azionisti sugli altri. Poi, secondo punto, il fatto che si affaccino nel capitale nuovi grandi investitori istituzionali, basati in Italia, è un elemento positivo per la compagnia, che nell’ultimo decennio ha sviluppato una strategia di crescita basata su un profondo turnaround industriale del business assicurativo e la creazione di una forte piattaforma nell’asset management di 750 miliardi (che salgono a oltre 900 se si aggiungono anche quelli di Banca Generali). La governance della compagnia ha conservato la fiducia della maggioranza degli azionisti, dopo le ultime due assemblee del 2022 e dell’anno scorso.
A premiare, secondo Donnet, è la capacità da parte della compagnia di generare una remunerazione in crescita per i soci, che nel piano al 2027 arriverà a 8,5 miliardi, inclusi tre buyback da 500 milioni l’uno. La generazione di cassa netta è infatti stata fissata a oltre 11 miliardi. Questo sembra andare nella direzione di quanto auspicato da Messina il cui focus è sugli utili del Leone che, attraverso Mediobanca arriveranno a Intesa. Come riferimento, nel bilancio chiuso a giugno 2025, il contributo della quota in Generali a Piazzetta Cuccia è stato pari a 335 milioni. Sul fronte degli utili consolidati, il primo trimestre della compagnia di Trieste ha già mostrato un incremento del 9,3% rispetto a quello di un anno fa. La mossa di Intesa su Mps sarebbe inoltre motivata con la difesa del risparmio italiano che va nella direzione di quanto auspicato dal governo e dalla premier Giorgia Meloni.
Da Trieste, e questo è il terzo punto, la presunta “minaccia” dall’estero è sempre stata letta come un argomento teorico: «come nel Deserto dei Tartari, un nemico che si aspetta per anni, ma che nella realtà non esiste», ironizza, ma neanche troppo, Donnet. Del resto, se si guarda il capitale della compagnia, considerando i principali azionisti e la forte presenza del retail (19% famiglie e imprenditori italiani), il 69% dell’azionariato è basato in Italia.Condizioni
Il quarto e ultimo punto, quello forse più decisivo, in realtà, è come viene impiegato il risparmio degli italiani, raccolto nel Paese ma poi in buona parte investito su mercati esteri. Bisognerebbe dunque creare le condizioni per rendere più vantaggioso investire in Italia. E su questo fronte le Generali ci sono. Come aveva sottolineato il presidente Sironi, poco tempo fa al Corriere, «siamo il primo investitore istituzionale del Paese, presenti ovunque, dalle infrastrutture ai titoli del debito pubblico. È un ruolo di grande responsabilità». Il 18 novembre a Londra Generali farà un nuovo punto con la platea investitori. Obiettivo, illustrare l’andamento del piano che potrebbe indicare qualche accelerazione lungo il percorso, senza modificare i target. Il 2027 sarà l’anno conclusivo della strategia e vedrà l’inizio dei lavori sul nuovo piano. A primavera 2028 l’assemblea del Leone dovrà votare il rinnovo di vertici e board. Lo farà in parallelo anche Intesa Sanpaolo. Il ceo Messina lunedì scorso ha detto di non volere presentare una lista per Generali. Ma potrebbe richiedere una presenza in cda per consolidare la sua nuova partecipazione a Trieste, come già faceva e tuttora fa Mediobanca.