06.05.2026

Ferrari, corrono utili e fatturato ma il titolo va giù a Piazza Affari

  • La Repubblica

Per ora la crisi in Medio Oriente non ha prodotto effetti negativi. Anzi, dopo le incertezze delle prime settimane, le consegne sono tornate normali. E la minaccia di un giro di vite sui dazi Usa, annunciata da Trump il 1° maggio, non preoccupa i vertici di Ferrari. Ormai la stella polare che guida i manager della casa di Maranello è «la flessibilità». Guardando i listini di Borsa, però, le sicurezze dei vertici del Cavallino vengono meno. Anche ieri la dinamica del
mercato, di fronte a risultati positivi nei primi tre mesi del 2026, non è stata positiva. Colpa, secondo gli analisti, della flessione delle consegne che si sono attestate a 3.436 unità. Numeri che non hanno risentito della crisi del Golfo grazie alla flessibilità e all’anticipo delle consegne in altre aree. Insomma, una «dinamica pianificata per agevolare un previsto cambio modelli», puntualizzano dal Cavallino.


Nel primo trimestre dell’anno i ricavi netti sono stati pari a 1.848 milioni di euro, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente (+6% a cambi costanti). L’utile operativo (Ebit) è stato di 548 milioni, l’utile netto di 413 milioni di euro e l’Ebitda di 722 milioni (+4%). Cifre accolte male da Piazza Affari, dove il titolo ha chiuso in calo: meno 3,95% a 279,55 euro. Se si prova a chiedere perché il mercato continui a punire il Cavallino, l’ad di Ferrari, Benedetto Vigna, non
sa dare spiegazioni. «Se avessi la risposta farei un altro lavoro – dice – posso commentare quello che stiamo facendo, al meglio, e quello che è sotto il nostro controllo, come i nostri risultati. Sul resto non vedo rapporti causa-effetto rispetto ai nostri annunci, anche perché quando si supera il consensus andiamo spesso male, quando siamo sotto possiamo andare meglio». E poi pensa a Galileo: «Trecento anni fa qualcuno riusci a capire il moto degli astri
celesti, ma non il comportamento umano». E Vigna non trascura nemmeno «gli effetti delle robot transaction».
Ferrari conferma i target per il 2026. I possibili dazi Usa al 25% non preoccupano: «Siamo pronti – risponde Vigna – Appena le tariffe e il timing saranno definiti siamo pronti. Eravamo pronti un anno fa quando non avevamo l’esperienza che abbiamo ora. Attendiamo la decisione finale e poi procederemo di conseguenza». La situazione generale «è molto forte, con un portafoglio ordini che si estende ulteriormente sino a fine 2027». E il 24 e 25 maggio a
Roma si alzerà il velo su Luce, il debutto mondiale della prima vettura elettrica Ferrari. «Auto che unisce tecnologie straordinarie, le migliori: fatte in casa o che prendono il meglio di quello che esiste. I magneti del nostro motore, ad esempio, li trovi solo a Ginevra. E c’è la passione di tante persone – dice Vigna – la prova di come tradizione e innovazione possano fondersi per creare qualcosa di unico».