09.09.2022

EY separa revisione e consulenza: la scissione al voto di 13mila partner

  • Il Sole 24 Ore

Dopo tante indiscrezioni, arriva l’ufficialità: EY fa partire l’atteso piano di scissione tra le attività di consulenza e di revisione. Il progetto sarà dettagliato e diventerà efficace dopo il voto dei 13.000 partner-soci (di cui 250 in Italia) delle varie società che operano in oltre 150 Paesi del mondo con oltre 365.000 dipendenti. «Prevediamo che questa fase continui fino alla fine dell’anno – si legge in una nota di EY – e che le votazioni abbiano inizio, Paese per Paese, dalla fine dell’anno 2022, per concludersi agli inizi del 2023». Le modalità della «separazione delle attività in due distinte strutture organizzative multidisciplinari» saranno definite con «il coinvolgimento dei partner» da cui è attesa «la condivisione e definizione di maggiori dettagli in vista del voto».

Il ruolo dei partner sarà decisivo poiché EY è strutturata come un network di entità che pagano ogni anno alla «casa madre» una commissione per la condivisione del marchio, dei sistemi e della tecnologia. Proprio per questa particolare governance di gruppo, l’esito della decisione sullo spin off non è automatico perché dipenderà dal voto della maggioranza dei partner in ogni singola società di EY. Nei mesi scorsi erano trapelate sui media internazionali varie contrarietà, ma i leader globali della sede di New York di EY, guidata dal chairman e ceo italiano Carmine Di Sibio, hanno deciso di procedere senza altri ripensamenti e hanno chiamato al voto i 4 partners a livello globale. Probabilmente dopo aver avuto feedback positivi dai network dei maggiori Paesi.

La decisione di EY rappresenta una scossa per il settore a venti anni dal crack del colosso USA Enron che portò nel 2002 alla chiusura delle attività di revisione di Arthur Andersen, all’epoca una delle Big Five globali del comparto. Negli ultimi anni le rimanenti Big Four (oltre ad EY, anche Deloitte, Kpmg e PwC) sono state in più occasioni sanzionate dalle Authority di vari Paesi per situazioni di conflitto di interesse tra le attività di revisione dei bilanci e quelle di consulenza. E in alcuni casi, a partire dal recente crack della tedesca Wirecard, il loro operato è stato oggetto di indagini da parte della magistratura.

Ora EY decide di voltare pagina e separare (si vedrà poi con quali modalità) le due attività in società diverse. Decisione che inevitabilmente sarà valutata con attenzione anche dagli altri tre concorrenti globali, che potrebbero essere indotti a seguire la stessa strada. Ad oggi, però, sia Deloitte che Kpmg e PwC hanno mai dichiarato ufficialmente di voler scindere le due attività.Nella comunicazione ufficiale di EY ovviamente non c’è traccia delle problematiche relative ai conflitti di interesse e la decisione della scissione è attribuita genericamente al fatto che «il mondo sta cambiando e dobbiamo essere in grado di adattarci per continuare ad avere successo e raggiungere il nostro pieno potenziale, continuando ad affrontare le esigenze di tutti i nostri stakeholder».

EY è presente anche in Italia dove opera con circa 7.500 professionisti. «Anticipare il cambiamento e accelerare la trasformazione fa parte del nostro DNA e sono certo che questa operazione, se condivisa dai nostri soci, sarà in grado di liberare nuove energie – ha commentato ieri Massimo Antonelli, CEO di EY Italia e COO di EY Europe West – creando nuove opportunità e più valore per tutte le nostre persone, i nostri clienti e per i mercati».