29.07.2026

Ex Ilva, cambia la gara ma è allarme occupazione lavoratori in sciopero

  • La Repubblica

Il governo non intende abbandonare il dossier ex Ilva. Lo dimostra lo stanziamento di ulteriori 100 milioni per la prosecuzione dell’attività. La chiusura entro 90 giorni dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, decisa dalla Corte d’appello di Milano, impone, però, un cambio di rotta. A cominciare dalla gara per la vendita, il cui bando sarà rimodulato e circoscritto alla sola area a freddo. Il giorno dopo il provvedimento giudiziale che incide, forse in modo
irreversibile, sulle sorti del complesso siderurgico, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, fa appello senso di responsabilità di tutti. L’esecutivo apre alla richiesta dei sindacati (al tavolo a Palazzo Chigi sono presenti Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Ugl e Usb) di un piano straordinario per salvaguardare l’occupazione. Da martedì prossimo prenderà il via un altro tavolo tecnico, aperto ai rappresentanti delle istituzioni locali, che si riunirà al ministero delle Imprese. I rappresentanti dei lavoratori incassano la disponibilità, ma per tenere alta l’attenzione su una vertenza che rischia di trasformarsi in un disastro sul piano occupazionale proclamano, a partire da oggi, otto ore di sciopero con assemblee in tutti gli stabilimenti.
La riunione, convocata per fare il punto sulla procedura di vendita, viene monopolizzata dalla discussione sul decreto dei giudici di Milano. Preso atto dell’impossibilità di rimuovere l’amianto in soli 3 mesi (secondo i commissari ce ne vorrebbero almeno 11) e pur non escludendo un eventuale ricorso in Cassazione, che comunque non sarebbe risolutivo sotto il profilo dei tempi, occorre concentrarsi sulle conseguenze dello stop alla produzione di acciaio, che potrebbero rappresentare un problema anche di sicurezza nazionale, oltre che di politica industriale. Non manca qualche stoccata alla magistratura. C’è chi non può fare a meno di soffermarsi sulla tempistica di un decreto emesso alla vigilia della riunione a Palazzo Chigi. E chi, come il ministro Urso, fa notare che in Europa esistono 22 altoforni che applicano gli stessi parametri di Taranto e che, a differenza dell’impianto nel capoluogo jonico, continueranno a produrre.
Il sottosegretario Mantovano assicura che il governo sta già lavorando alla modifica del bando di vendita. I due potenziali investitori, gli indiani di Jindal Steel International e il fondo statunitense Flacks Group, quest’ultimo in partnership con Danieli e Metinvest, confermano la volontà di proseguire nella trattativa.
Per Mantovano, la rimodulazione del bando consentirà di verificare la possibilità di coinvolgere ulteriori investitori, a partire dagli italiani, e analizzare le ipotesi di investimento per Taranto e le risorse disponibili. Il governo assicura di voler anche garantire un futuro occupazionale a coloro che dovessero ritrovarsi senza lavoro.
Saranno i temi di cui si discuterà al tavolo tecnico, a partire dalla prossima settimana. «Il fallimento dell’ex Ilva non può essere scaricato sui lavoratori», avverte Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil. Per Davide Sperti, segretario generale della Uilm, «serve un piano straordinario di messa in sicurezza dell’occupazione e del salario». Fernando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, chiede che si ragioni di industria. «Si metta in cantiere – dice – un progetto di sviluppo e soprattutto ci si orienti verso la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza».