07.05.2026

Eni, ok ai nuovi vertici ticket Descalzi-Di Foggia

  • La Repubblica

Continuità, assicurata dalla riconferma dell’amministratore delegato Claudio Descalzi, ormai giunto al quinto mandato. Ma anche cambiamento e qualche ritorno al passato. L’assemblea di Eni dà il via a un nuovo corso della storia della compagnia, nominando Giuseppina Di Foggia presidente del cda, in sostituzione all’ex comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, e avallando il rientro nella cabina di comando, in veste di consigliera, di Emma Marcegaglia, già presidente del gruppo tra il 2014 e il 2020. Di Foggia, che alla vigilia dell’assise si era dimessa dal ruolo di amministratore delegato e direttore generale in Terna, rinunciando così alla tanto discussa buonuscita da 7,3 milioni di euro, ha scritto su LinkedIn il primo messaggio da presidente del cane a sei zampe: «Da ingegnere guardo alle grandi trasformazioni con un approccio concreto. Metto a disposizione un’esperienza maturata in
contesti industriali complessi, in Italia e a livello internazionale».


Il resto del consiglio è così composto. Dalla lista del ministero dell’Economia e delle Finanze – titolare del 2,16% del capitale e per il tramite di Cassa depositi e prestiti (partecipata all’82,77% dal Mef) di un ulteriore 30,91% – vengono nominati altri quattro consiglieri: Stefano Cappiello, Benedetta Fiorini, Matteo Petrella e Cristina Sgubin. Gli investitori istituzionali (0,92% del capitale) ottengono la nomina di Carolyn Adele Dittmeier e Raphael Louis L. Verme, mentre
l’azionista Romano Minozzi (3,27%) quella di Marcegaglia, proprietaria a sua volta di 24.270 azioni Eni. Domani si terrà la prima riunione del nuovo consiglio, con all’ordine del giorno l’attribuzione delle cariche dad a Descalzi, titolare di 647.621 azioni Eni. Rinnovato anche il collegio sindacale, affidato alla guida di Francesco Fallacara.
Nomine a parte, i soci hanno approvato la destinazione dell’utile di esercizio 2025, pari a 4,43 miliardi, alla riserva disponibile e un dividendo ordinario di 1,1 euro per azione. Hanno poi autorizzato il cda a procedere con un buyback di al massimo quattro miliardi di euro. Lo scopo dell’operazione è duplice: la quasi totalità delle azioni riacquistate servirà per remunerare gli azionisti tramite annullamento dei titoli, mentre una quota minore sarà destinata ai piani di incentivazione del personale. In verità, il management ha già ritoccato l’ammontare del buyback in occasione della trimestrale, portandolo dall’iniziale 1,5 a 2,8 miliardi, come previsto dalla nuova politica di remunerazione ai tempi del caro energia. Disco verde anche ad attingere alle riserve disponibili, inclusa la riserva ex lege n. 342/2000, per distribuire il dividendo ordinario e straordinario, che Eni si è impegnata a pagare al verificarsi di almeno una di queste condizioni: che la media annuale del petrolio Brent superi i 90 dollari al barile, che il prezzo spot del gas raggiunga 54 euro al megawattora, che l’indice di raffinazione Serm si attesti almeno a 9 euro.