Eni imprime un colpo d’acceleratore al progetto Cronos nell’offshore cipriota. Ieri il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha, infatti, annunciato uno step cruciale per il percorso, con il via libera alla decisione finale di investimento (Fid). Obiettivo: garantire il primo gas dall’offshore del Paese nel 2028. Un traguardo ambizioso per il progetto che vede Eni nel ruolo di operatore e che consentirà la messa in produzione delle risorse del giacimento Cronos, situato nel blocco 6, in cui sono contenuti oltre 3 trillioni di piedi cubi inizialmente in posto (Giip), corrispondenti a oltre 85 miliardi di metri cubi.
La produzione è prevista raggiungere un plateau di circa 500 milioni di piedi cubi standard al giorno (mmscf/g), vale a dire 14,1 milioni di metri cubi. Il gas sarà trasportato e trattato presso le infrastrutture esistenti di Zohr, in Egitto, per poi essere trasferito e liquefatto nell’impianto di Gnl di Damietta ed esportato sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl) verso i mercati internazionali, principalmente europei.
«L’iniziativa di Cronos rappresenta una tappa accelerata e concreta nel percorso che porterà Cipro a diventare un produttore ed esportatore europeo di gas naturale e apre la strada per la creazione di un hub regionale del gas nel Mediterraneo Orientale, facendo leva sulle infrastrutture energetiche esistenti in Egitto», ha commentato l’ad Descalzi.
Il gruppo non ha voluto fornire dettagli circa l’ammontare dell’impegno finanziario. Ma, secondo fonti di settore, un progetto con queste caratteristiche potrebbe richiedere tra 1,5 e 2,5 miliardi di dollari di investimenti (1,3-1,7 miliardi di euro ai cambi correnti).Cronos consentirà, infatti, il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta, permettendo, da un lato, di ripristinare in modo strutturale le esportazioni di Gnl dall’Egitto e contribuendo, dall’altro, a espandere ulteriormente il portafoglio globale di Gnl di Eni. Attraverso la commercializzazione del 50% dei volumi di Gnl prodotti, equivalenti a circa 1,4 milioni di tonnellate annue (Mtpa), Eni incrementerà il proprio portafoglio di Gnl contrattualizzato, in linea con l’obiettivo strategico di superare i 20 milioni di tonnellate annue (Mtpa) entro il 2030.
Sempre ieri, poi, Eni ha compiuto un passo avanti nel supercalcolo aprendo le proprie infrastrutture a imprese, startup e centri di ricerca che potranno così accedere a capacità computazioniali, competenze specialistiche e strumenti avanzati per lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale e innovazione digitale. Il cui perno principale è rappresentato dal Green Data Center che, come noto, ospita i due supercalcolatori Hpc6 e Hpc7, combinazione che consente al gruppo di superare la soglia dell’exascale: un risultato che conferma l’azienda come la realtà industriale con la maggiore potenza di calcolo al mondo. A questo, Eni ha affiancato lo sviluppo di competenze distintive nel supercalcolo e nell’intelligenza artificiale, senza dimenticare l’impegno del gruppo nelle infrastrutture digitali, a partire dall’asse con Khazna Data Centers per la realizzazione di un AI Data Center Campus di nuova generazione. Un’offerta combinata di tecnologie ed expertise che ha già incassato l’interesse di alcune società come Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e la Fondazione Bruno Kessler.